Il 2019 è stato l’anno di un inaspettato Conte all’Inter

È tempo di fare una piccola analisi di questi primi mesi dell’Inter guidata da Antonio Conte. Il 31 maggio, l’ex allenatore di Chelsea e Juventus, diventa ufficialmente la guida tecnica dell’Internazionale F.C. Milano con un contratto che lo legherà ai nerazzurri fino al 2021. Seppur questo annuncio sia stato fatto solo il 31 maggio, la decisione venne prese molto prima, almeno due mesi prima dell’ufficialità. Questo evidentemente non era noto a buona parte dei media sportivi nazionali che continuarono a dare Antonio Conte vicino alle panchine di Roma e Juventus.

Sin dalla sua prima intervista ufficiale come nuovo allenatore della Beneamata mise subito in chiaro che l’obiettivo era vincere, riportare l’Inter nel gotha del calcio mondiale; questo messaggio non era soltanto per i tifosi ma anche per la società. Prendere Antonio Conte significava non solo dargli quegli strumenti necessari per poter lottare e provare a vincere sin da subito ma anche escludere quegli elementi che sia per motivi tecnici e comportamentali non potevano far parte del progetto. Si presero decisioni drastiche verso giocatori importanti che se non fossero stati rimpiazzati adeguatamente sarebbe stato un problema non da poco. Si può quindi dire che l’arrivo di Antonio Conte sulla panchina nerazzurra rappresenta un vero e proprio cambio di mentalità.
Uno dei segni evidenti di questo cambio di passo può essere rappresentato dal nuovo slogan lanciato dalla società: «Not for Everyone». Ciò significa che si ha l’intenzione di costruire un’Inter non solo forte, ma basata su certi valori e coloro che non condividono quei valori indipendentemente dal loro livello tecnico debbano essere esclusi dal progetto. Questo certamente spiega l’esclusione di giocatori come Mauro Icardi, Radja Nainggolan e Ivan Perisic. L’ex capitano era escluso sin dapprima dell’arrivo di Conte in panchina, per motivi extra campo, ma è probabile che Icardi, pur essendo un grande attaccante, non fosse la tipologia di centravanti che il tecnico pugliese avesse voluto. La scarsa capacità dell’attaccante argentino di partecipare attivamente al gioco della squadra in un modulo come il 3-5-2, seppur negli ultimi 2 anni, abbia registrato importanti progressi su questo aspetto, avrebbe penalizzato l’intero sistema di gioco dell’Inter. Diverso il discorso sul centrocampista belga che non fu escluso sin dall’inizio dall’allenatore pugliese, il quale ha sempre nutrito molta stima per le capacità tecniche di Nainggolan. All’attuale centrocampista del Cagliari fu proposto di cambiare stile di vita, e adottare no stile più sobrio e adatto a un atleta ma egli rifiutò e solo allora venne escluso.

Ciò portò a fare un mercato di sostituzione con gli innesti di: Lukaku, Sanchez, Lazaro, Sensi, Barella e Godin. Un mercato certamente buono ma che non poteva essere sufficiente per affrontare una stagione dove bisognava cercare lottare per tutti e tre fronti (campionato, Champions League e Coppa Italia), soprattutto considerando gli infortuni rimediati durante la prima parte del campionato che hanno portato certi giocatori a non poter riposare mai. Infatti, mentre in campionato i passi falsi furono pochi e si è riusciti a restare in testa, in Champions il calo fisico nella trasferta di Dortmund e l’incapacità di vincere anche a causa di pesanti assenze a centrocampo conto un Barcellona seppur forte ma non irresistibile data l’indisponibilità di giocatori importanti anche nelle file blaugrana. Un errore abbastanza grave commesso dalla società che non è riuscita a concludere con quei due o tre innesti che avrebbero dato a Conte più scelte. Per questo, il mercato di riparazione di gennaio è l’occasione per porre rimedio a ciò che non si è fatto in estate e cercare di contendere fino alla fine lo Scudetto alla Juventus che negli ultimi 7-8 anni non ha avuto praticamente rivali.

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