Come sassi – Fino al lago

E, invece, nulla.

Come se avesse saltato una parte della scena si trovò all’altezza della barriera corallina che aveva osservato dall’alto e poco dopo ne vide la sezione, nel punto in cui iniziava il terreno sottostante ai coralli. Dopo poco questi si potevano solo intravedere sopra la sua testa e iniziò uno strato molto spesso di terreno, il cui colore variava dal nero al marrone.

Infine giunse in una sorta di camera o grotta sotterranea, con un lago ribollente di un liquido nero e denso. La luce sui coralli pareva provenire dall’alto, mentre lì l’unica fonte di illuminazione erano delle piante a goccia, simili a funghi, che si erano sparpagliate in modo omogeneo lungo tutte le pareti della grotta.

June mise spontaneamente un piede fuori dalla specie di ascensore che si era venuto a formare. Più un montacarichi, anzi un cala-carichi. Le parve di passare oltre una pellicola dalla consistenza di una bolla. Quando fu completamente dall’altra parte si rese conto del particolare calore di quel luogo. Eppure tutto era immobile e statico come se fosse rimasto congelato in una foto. In una situazione normale, non avrebbe toccato nulla e sarebbe tornata indietro a chiedere indicazioni a qualcuno su quel luogo sconosciuto. In quel momento, invece, decise di toccare le lucine sparpagliate come funghi sulle pareti. Con sua grande soddisfazione, queste erano morbide al tatto e si ritrassero come volessero giocare con lei. Probabilmente era un loro riflesso di difesa, ma in quel momento a June parve più una danza e si sentì, per la prima volta in quella stranissima giornata, sollevata e addirittura divertita. Dopo un paio di minuti si voltò a contemplare il laghetto nero. Ne vedeva i confini, ma non la profondità. Il suo colore denso le faceva pensare al petrolio. Ragionando, non sarebbe mai entrata lì dentro, tanto meno se fosse stato petrolio. Il tepore, però, la cullava e sembrava guidarla proprio lì. Si sentì combattuta. Decise di togliere dai capelli un elastico e lasciarcelo cadere al centro. Era decorato da una pietruzza per lei senza grande valore, ma che aveva anche un certo peso. Aveva comunque un altro elastico addosso, quello era più “da bellezza” che altro. Sì, l’avrebbe lanciato decise. Lo tirò più lontano possibile da sé e lo guardò cadere. Questo si adagiò sulla superficie e poi ci affondò. Dopo circa 2 secondi si sentì un piccolo tonfo. Anche quel lago funzionava come un ingresso allora?!

June trasse un profondo respiro e provò ad avvicinarsi lentamente con la mano. Non sentiva il calore aumentare particolarmente. Ci mise un dito. La sensazione fu estremamente piacevole, come se l’avesse infilato in una crema, per la consistenza, e come se l’avesse immerso in acque termali per la temperatura e la sensazione tattile iniziale. Non poté trattenersi oltre e immerse tutto il corpo, ancora vestita e tenendo chiusa la sacca con le mani. Quando arrivò al centro, nuotando senza alcuna difficoltà nonostante gli abiti, una forza leggera iniziò a tirarla verso il basso. June prese un po’ d’aria e trattenne il fiato per sicurezza. Di riflesso le si chiusero gli occhi e non vide il suo passaggio per quella sostanza così particolare. Scivolò leggera, senza prendere molta velocità, per alcuni secondi e quando sentì i piedi toccare qualcosa di solido anche il suo volto era già uscito da quella materia liquida e nera che per così poco l’aveva avvolta. Eppure le aveva lasciato addosso una sensazione di benessere indescrivibile. Aprì immediatamente gli occhi.

Debora Carolo

Già laureata in Progettazione e Gestione del Turismo Culturale, mi sono addentrata in una nuova avventura nel mondo della scuola. Spero, in questo modo, di poter condividere e trasmettere tutta la bellezza del mondo che scopro giorno per giorno...

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