La Meloni contro la Jebreal: attacco al femminismo?

Il 2020 è iniziato da meno di un mese ma Giorgia Meloni ha già trovato il modo per distinguersi e rendere questo anno il suo anno. In rapida ascesa nei sondaggi, dove il suo partito Fratelli d’Italia ha raggiunto il 10% sottraendo voti all’amico Matteo Salvini, Giorgia Meloni è stata inserita dal quotidiano inglese The Times nella lista delle 20 personalità che potrebbero plasmare il mondo nel nuovo anno. Inutile dire che la Meloni sembra averla presa sul serio e, dopo un 2019 chiuso in bellezza con la hit parodica che ormai tutti conosciamo, ha deciso di non risparmiare fiato ed esprimere la propria opinione sulla presenza, prima revocata e poi riconfermata, della giornalista Rula Jebreal al Festival di Sanremo.

«Se Rula Jebreal, che tra l’altro è una donna bellissima, va lì a presentare il Festival, io non ho nulla da dire. Cosa diversa è che Rula Jebreal, che è una persona politicamente impegnata, vada a fare un monologo di mezz’ora senza contraddittorio». Poche parole, semplici, chiare e che fanno acqua da qualsiasi punto di vista si voglia interpretarle. Intervistata da Giletti, Giorgia Meloni ha voluto così mettere in chiaro le cose fin da subito: lei non ha alcun  problema con Rula Jebreal, che in fin dei conti è pure bella e a fare da valletta al conduttore uomo di turno ci starebbe anche bene. Al contrario quello che la presidentessa di Fratelli d’Italia non riesce a sopportare è ben altro. A quanto pare infatti che il palco di Sanremo proponga per l’ennesima edizione  il solito stereotipo della donna bella ma stupida, non rientra tra le preoccupazioni della Meloni, di cui l’unico assillo sembra piuttosto essere incarnato dalla possibilità che una giornalista venga pagata per fare un monologo, magari sulla violenza sulle donne, non essendo possibile un contraddittorio. 

A questo punto sorge spontanea una domanda: da quando la violenza sulle donne ha bisogno di un contraddittorio per essere discussa? Parliamoci chiaro: che la Meloni non potesse essere d’accordo con l’invito a Sanremo di Rula Jebreal, giornalista palestinese con cittadinanza italiana impegnata in iniziative per il sociale, non era poi così impensabile. Il problema è che le sue giustificazioni in merito sottintendono qualcosa di ben più pericoloso di una semplice divergenza sul piano politico. Nel momento in cui Giorgia Meloni dichiara di non poter sopportare la presentazione di un monologo sulla violenza contro le donne perché non sarebbe possibile un contraddittorio, sta implicitamente suggerendo che questo non sia un problema di tutti, al massimo un punto di vista delle solite quattro femministe che se la prendono per un nonnulla. 

A confermare che non si tratti di un’invenzione delle femministe o di un’errata interpretazione della realtà da parte della sinistra sono però i dati statistici che nel 2019 hanno riportato una media di 88 vittime di violenza di genere al giorno, praticamente una donna ogni quarto d’ora. Se Giorgia Meloni ha dichiarato quel che ha dichiarato pensando di star semplicemente ribadendo la propria appartenenza alla destra politica, ha commesso un grave errore. Nel proporre di fatto che un monologo sulla violenza sulle donne non sarebbe stato accettabile senza che dopo seguisse quello di un violento misogino, la leader di FdI è riuscita contemporaneamente a minimizzare un problema sociale che in nessun modo può essere considerato in un’ottica di interesse partitico, e a mancare di rispetto a chi di questa forma di violenza è stata vittima. Ma forse questo, benché donna, madre e cristiana, Giorgia Meloni non l’ha capito.

Beatrice Caniglia

Studentessa universitaria e aspirante giornalista. Mi cimento in articoli di attualità e cultura con un occhio di riguardo per le questioni sociali.

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