Epidemia di non-tizie

Informarsi approfonditamente in Italia è da sempre un lavoro piuttosto faticoso. Le notizie non mancano, ma molto spesso riguardano fatti ingigantiti di cui viene sviscerato anche il minimo dettaglio, specialmente in Rete. Così il Coronavirus, che pur merita tutta la copertura e la cautela possibili, ha completamente contagiato l’opinione pubblica, gravida di report stile guerra mondiale dall’Esselunga più vicino, dove a quanto pare hanno ripulito ogni cosa tranne le mezze penne lisce. Non c’è da biasimarli. Come contorno all’aggiornamento su provvedimenti e numeri, fioccano segnalazioni di finti volontari della Croce Rossa che puntano a svaligiare le case degli anziani con la scusa del tampone, fake news delle più disparate tipologie, ordinanze di chiusura dei bar alle 18 ma non prima (come se il virus preferisca l’happy hour), venditori abusivi di Amuchina nelle stazioni, inchieste per speculazione sui prezzi dei prodotti di sanificazione, esperti di medicina della televisione generalista (quelli che in estate consigliano di non uscire quando fa caldo), parlamentari che fanno di tutto per distogliere l’attenzione dai lavori legislativi tirando in ballo l’epidemia, come se un Parlamento e un governo in grado di occuparsi di una sola questione alla volta meriti gli applausi. Ah, vero, come non ricordare quanto sia necessario chiudere i porti in questo frangente?

Insomma, il circo occupa tutta la piazza delle notizie e delle opinioni e nel farlo diviene un ottimo indicatore della razionalità generale del Paese, ormai ridotta al lumicino e costretta ad orientarsi tra news solitamente superficiali, spesso false, quasi sempre tendenziose o spettacolarizzate. Si è creato un flusso di informazioni tanto enorme quanto irrilevante intorno a qualunque questione massificabile, a cui chiunque si sente in diritto (o addirittura in dovere) di aggiungere ondate e ondate di commenti, in una nevrosi di reazioni e opinioni basate sul nulla o relative al nulla. Nuotiamo in un oceano di non-tizie da cui nemmeno i fatti emergono più.

Che si riveli apripista o seguace di queste pandemie notiziarie, il sistema mediatico tende a distorcere la lente d’ingrandimento relegando importanti fatti e protagonisti negli angoli bui, adiacenti o contigui all’oblio istantaneo della flash news mal indicizzata. Così, ad esempio, il vuoto pneumatico finisce per circondare la prima udienza del il processo di estradizione che riguarda Julian Assange, messo in quarantena da una decade in attesa di trovare un modo per disinnescarlo una volta per tutte. Poco importa se la sua attività giornalistica abbia agito come un vero e proprio vaccino contro gli occultamenti dei media mainstream. La storia è ormai vecchia, ha perso il modo di bucare lo schermo e non suscita più polemiche, dunque non rispecchia i reali criteri di selezione delle notizie d’inizio anni Venti, come molte altre. A che serve la libertà di espressione se esiste quella di impressione?

Tornando all’unica cosa che conterà da qui in poi, dopo 12 ore di speleologia notiziaria tra montagne di palta e gemme nascoste si può finalmente sperare di giungere alla verità fattuale sul Coronavirus: Lo Stato Maggiore cinese era a conoscenza dell’epidemia da inizio Gennaio e il periodo di incubazione asintomatica (che lo rende irrilevabile) dura circa venti giorni. Il flusso di persone è rimasto costante fino a metà gennaio. Prima che lo dicesse la televisione nessuno si premurava di non scatarrare in faccia al nonno. Ergo: l’infezione da COVID 19 è in circolo almeno da fine autunno e molto probabilmente buona parte della popolazione ha già contratto o superato la famigerata malattia, sviluppando poco più di un’influenza. Il tasso di mortalità è infatti soltanto 5 volte superiore (fuori dal focolaio cinese), 0,5% contro 0,1%, a fronte di un’incidenza di contagio accertata infinitamente minore. Le misure di contenimento valgono in ottica precauzionale, siccome il rischio aumenta con l’aumentare di età e di patologie pregresse. Oggettivamente, non esiste alcuna emergenza se non nella testa di chi si fionda a svaligiare, saccheggiare e documentare ossessivamente l’emergenza, rivelando un punto di contatto tra nevrosi e psicosi così palese che Freud si sentirebbe un idiota per aver impiegato decenni a scoprirlo.

Grazie Aristotele, dovrebbero condividere sunti del tuo sistema di ragionamento più spesso, magari di fianco a un articolo ipercliccato che espone come non vieni più recepito perché con quella barba passi per hipster. Per fortuna, il sistema mediatico permette di consolarsi con la storia del terrapiattista Mad Myke Hughes, schiantatosi ieri a bordo di un missile autocostruito nel tentativo di raggiungere lo spazio e di provare una volta per tutte le sue teorie. I finanziatori lo hanno ricordato come un eroe morto per inseguire un sogno. Finalmente una non-tizia come si deve!

EDIT del 13/03/2020: si faceva riferimento alla mortalità del Coronavirus, stimandola, fuori dalla Cina, attorno allo 0.5%. Il numero fornito si riferiva ai dati disponibili allora e non aveva alcun intento manipolatorio della percezione. Così come l’affermazione che negava l’emergenza: era un commento al trattamento mediatico del problema e alla reazione della gente, che, nei fatti, ha accelerato la proliferazione del virus.

Marco Ferreri

Classe 1993, volevo fare il giornalista ma non ho la lingua abbastanza svelta. Mi arrabatto tra servire pietanze, aprire e consumare bottiglie di vino, crisi esistenziali, argomenti complessi, riflessioni filosofiche di cui non frega niente a nessuno e giochi di ruolo. Amo il paradosso, dunque non posso essere più felice di stare al mondo.

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