L’esempio di vita che lascia Katherine Johnson

Ci sono persone che con la loro testimonianza arrivano a modificare la storia, riuscendo a farsi strada nel modo tramite il proprio carisma e la loro genialità.
Il 24 febbraio siamo stati costretti a dire addio a Katherine Johnson, una grande donna che non ha cambiato solo il corso della storia, ma ha anche apportato una svolta nei viaggi nello spazio.
Johnson, è stata una matematica, informatica e fisica afroamericana nota per aver contribuito fortemente a portare l’uomo sulla Luna, nella celebre missione Apollo del 1969.

Katherine Coleman Goble Johnson, nata nel 26 agosto del 1918 a White Sulphur Springs, era figlia di un boscaiolo e di un’insegnante e si seppe contraddistinguere in bravura e talento sin dall’infanzia. La giovane Katherine fu sostenuta negli studi dai genitori, che pur di poterle dare una buona istruzione la iscrissero nell’istituto della contea di Kanawha. Infatti dato che la contea di cui faceva parte non assicurava l’istruzione agli studenti di colore, i genitori della Coleman le assicurarono un’adeguata istruzione nel West Virginia.
La matematica si mostra da subito molto dotata, e prova né è l’ottenimento del diploma superiore all’età di soli 14 anni e l’inizio della sua istruzione al West Virginia State College a soli 16 anni.
La sua predilezione principale rimane la matematica, nella quale la scienziata si è applicata particolarmente sin da giovane, coronando la sua preparazione all’età di soli 18 anni con una laurea in matematica e francese, con la valutazione di Magna cum laude, divenendo il terzo afroamericano a ricevere una laurea in matematica.

Come una vera self-made woman, ha iniziato la sua carriera dal basso partendo come insegnante in una piccola scuola elementare, sino ad entrare a far parte nel 1953 del nuovo personale della NASA, allora chiamata NACA, dato che l’agenzia federale aveva aperto poco prima l’assunzione alle donne afroamericane.
Dapprima la scienziata lavorò semplicemente come «calcolatore umano» eseguendo precise operazioni sui dati estratti dalle scatole nere degli aerei. In seguito cominciò quasi subito l’ascesa della Johnson che, dopo essere stata assegnata temporaneamente al team di ricerca di volo della NASA, ne diventò ben presto parte integrante.

La grandezza di Katherine la portò ad integrarsi ben presto in un team formato da soli uomini, sino a riuscire a farsi inglobare nelle riunioni di redazione, sino ad allora da sempre precluse alle donne, reclamando di diritto l’attestazione del proprio lavoro.
Purtroppo le donne afro-americane appartenenti alla sezione West Area Computer, di cui la fisica faceva parte, subivano in quegli anni grandi discriminazioni sul posto di lavoro, tra cui l’obbligo di pranzare in un luogo separato e l’imposizione di dover utilizzare servizi igienici separati da quelli appartenenti ai bianchi.

Katherine nella sua carriera ha calcolato i dati di numerose missioni spaziali, lavorando come ingegnere aerospaziale sin dal 1958. Nel 1959 è riuscita a calcolare la traiettoria del primo volo con equipaggio, capitanato da Alan Shepard, e nel 1961 è riuscita a determinare la finestra di lancio della missione Mercury stabilendo anche i diagrammi di backup per gli astronauti.
La sua bravura e affidabilità sono state così grandi che nel 1962 i suoi calcoli vennero utilizzati come metodo di verifica per i dati che la NASA aveva ricavato dai suoi nuovi calcolatori elettronici. La loro verifica fu necessaria per poter convincere il pilota Glenn a volare e questa capacità portò la Johnson a essere utilizzata per poter validare l’affidabilità della nuova tecnologia elettronica.
La sua carriera ha toccato il culmine con il calcolo della traiettoria per la famosa missione Apollo 11 e il suo contributo è continuato sino alla determinazione dei piani per la missione su Marte.

La sua eredità è stata grande, perché si è fatta valere sia come donna che come matematica ed è per questo che Obama nel 2015 le ha consegnato la medaglia presidenziale della libertà, la più alta onorificenza statunitense. La NASA ha sempre confermato il suo valore, tanto che nel 2017 le ha dedicato un centro di ricerca in Virginia.
Da quest’anno il mondo perde un’altra grande mente, ma la sua eredità varrà per sempre e potrà essere un esempio importante per tutte le nuove generazioni che vogliono lasciare un segno nella storia.

Luisa Bizzotto

Laureata all'Università di Padova Ingegneria Chimica e dei Materiali, frequento il corso internazionale Susteinable Technologies and Biotechnologies for Energy and Materials presso l'Almamater Studiorum Università di Bologna. Scrivo per La Voce che Stecca dal 16 luglio 2015 e su queste pagine mi occupo di cultura, musica e sport, ma soprattutto di scienza, la mia passione.

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