Le strane telefonate tra un mafioso, i Carabinieri e un’azienda nel bolognese

di Progetto Turing: Tito Borsa

Prima puntata

Nota introduttiva

In questa inchiesta nomi di persone e aziende di cui non si è accertata alcuna responsabilità penale saranno solo riferiti con delle sigle. Questo purtroppo renderà più ardua la comprensione della ricostruzione da parte del lettore, ma è un obbligo deontologico e morale di chi scrive. 


A chi si interessa del periodo delle bombe di mafia, il nome di Antonio Scarano non suonerà nuovo. Condannato a 18 anni perché ritenuto responsabile degli attentati a Roma, Firenze e Milano, diventerà collaboratore di giustizia prima di morire nel 2004. Ma qui stiamo parlando del 1993 e Scarano è in libertà. Utilizza un cellulare intestato alla moglie, S.T..

Da questo numero, 0337779****, il futuro responsabile delle bombe fa numerose telefonate, ma a noi interessano solo quelle che hanno come destinatario la B.E.P., un’azienda di prodotti alimentari in provincia di Bologna. Questa società ha due numeri di telefono mobile, uno che finisce con *173 e un altro che finisce con *639. 

Il 22 aprile 1993 Scarano, con il cellulare della moglie, ha contatti con l’*173, mentre tra il 15 e il 17 giugno con il *639. Sono queste ultime telefonate, 6 in tre giorni, a essere sospette. Qualcuno da quell’azienda telefona ripetutamente al mafioso. 

A questo punto gli inquirenti – anni dopo – si concentrano sulla B.E.P.. D’altronde, è difficile pensare che qualcuno telefoni a Scarano sei volte in tre giorni a un mese dall’inizio delle bombe. 

Dai tabulati di Scarano, questa volta è un numero fisso di Milano intestato anch’esso alla moglie, risultano altre due telefonate molto interessanti, risalenti al 19 giugno e al 13 luglio 1993. Non date a caso. La prima chiamata è a circa tre settimane dalla strage di via dei Georgofili, mentre la seconda è esattamente due settimane prima da quella di via Palestro. In entrambi i casi Scarano ha fatto parte dell’organizzazione degli attentati. 

Due telefonate, dicevamo, molto interessanti al cellulare 0336/787***, che in quel periodo è in uso al R.O.S. dei Carabinieri. Quel telefono cellulare in precedenza era stato utilizzato dalla D.I.A. di Roma, ma dal 14 ottobre 1992 era nelle mani del Reparto Operativo Speciale.

Cerchiamo di mettere un po’ d’ordine, prima di aggiungere altri dati. Nel periodo delle bombe c’è una triangolazione telefonica tra i R.O.S. dei Carabinieri, un’azienda nel Bolognese e i telefoni (fisso e cellulare) intestati a S.T. ma in uso ad Antonio Scarano, colui che in quel periodo sta partecipando agli attentati. Tutti hanno contatti telefonici con tutti. Questo, ovviamente, non dimostra nulla, però è difficile negare che sia una coincidenza strana. Non l’unica. 

Nel corso dei processi sulle stragi di mafia è stato sentito anche A.P., maresciallo del R.O.S. dei Carabinieri che era materialmente in possesso del cellulare 0336/787***, quello che chiama Scarano e la B.E.P..

Riportiamo alcuni stralci della testimonianza di A.P.:

(…) PUBBLICO MINISTERO: Senta, nell’ambito dell’indagine che fu fatta nei confronti di Scarano, nel ’93, c’era un qualche aspetto della indagine che lei curava, per così dire, in maniera pi ùdiretta e continuativa?
TESTE: Sì, io ho curato le intercettazioni telefoniche.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi se l’è, per così dire, un po’ monopolizzate.
TESTE: No, ho curato le intercettazioni, ho fatto le trascrizioni e ho relazionato.
(…)
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, comunque le ha, come dire, amministrate un po’ in prima persona, queste intercettazioni.
TESTE: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei lo sapeva no? Che doveva essere sentito…
TESTE: Certo.
(…)
TESTE: In riferimento a Scarano e riguardavano praticamente delle telefonate intercettate tra lui, sua moglie e dei fantomatici nipoti. Dico fantomatici, perché si qualificavano come nipoti, l’accento era della Sicilia. In realtà davano del lei, si presentavano quando parlavano davano del lei alla moglie. In una occasione fu anche la moglie dello Scarano che dava, che si rivolgeva a questi nipoti dicendogli «Guardi, non c’è», riferito al marito che non era in casa.
(…)
PUBBLICO MINISTERO: Senta, mi basterebbe, a questo proposito, che lei mi desse gli estremi in termine di giorno e di ora in cui si verificavano le telefonate che lei ritenne significative sotto questo specifico…
TESTE: Sì, infatti mi sono fatto proprio… Perché da quello che avevo relazionato io, mi sono fatto delle fotocopie di ciò che ho fatto io.
PUBBLICO MINISTERO: Bravo.
TESTE: E, in particolare, ci sono delle… Ecco, la telefonata… Va beh, questa l’ha relazionata il mio collega, per l’ho ascoltata anch’io. Era del 19 luglio ’93 alle ore 09.16.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE: Dove S. (ndr), diciamo la moglie dello Scarano, telefona al marito e gli dice di andare, di portarsi subito a casa urgentemente perché ci stavano i suoi nipoti. Era la S.T. (ndr) che diceva: «Ci stanno i miei nipoti».
PUBBLICO MINISTERO: La fermo subito. Prima di questa data del 19 luglio, c’erano già stati dei giorni di intercettazione telefonica nei confronti di Scarano?
TESTE: Sì, ci eravamo, eravamo già in corso da precedenti intercettazioni e c’erano, era emerso, altre telefonate di altro tenore. Per questa qui fu la prima di quella dei nipoti.

Le telefonate tra il cellulare del R.O.S. e quello di S.T., cioè in uso a Scarano, potrebbero avere una spiegazione banale. Potrebbero essere delle chiamate di controllo da parte dei Carabinieri, che potevano voler sapere, per esempio, se c’era qualcuno in casa. Non siamo in possesso dei documenti necessari per stabilire la durata di quelle due telefonate e quindi non possiamo dire con certezza se si tratti di «squilli» o di vere e proprie chiamate. Ma questo comunque non spiega i contatti tra i militari e la B.E.P..

Parliamo adesso di quell’azienda di prodotti alimentari in provincia di Bologna che sente al telefono sia Scarano sia i R.O.S.. La attività commerciale aveva almeno due numeri, dicevamo, un *173 e un *639. Il primo è rimasto attivo dal 14 aprile all’11 maggio 1993, mentre il secondo dal 30 aprile al 5 agosto 1993. 

Riportiamo qui alcuni dei contatti telefonici avuti da quei due numeri. 

Continua…

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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