Non scordiamoci del surriscaldamento globale

In tempi difficili è necessario pensare anche a tutti quei problemi che vengono lasciati con il rischio di poter essere dimenticati.
Il problema climatico è e resta uno dei più grandi problemi del nostro decennio, e se non si riesce ad operare per migliorare le cose in quel fronte, è possibile che i problemi ci perseguitino un domani.

Recentemente sono state alcune foto dell’Antartide, raffigurata con una considerevole perdita di ghiaccio, che hanno raggelato gli animi. Lo scioglimento dei ghiacci è un problema noto, come è risaputo che ogni anno vengono immessi 300 km^3 di acqua che si distaccano dalla Groenlandia.
Tuttavia la situazione dell’Antartide è perfino peggiore: secondo le ricerche il ghiaccio sciolto è pari a 80 Km^3 e sarà destinato ad aumentare. Inoltre oltre alla quantità ingente di acqua, la temperatura ha toccato picchi mai visti prima, che hanno raggiunto i 20°, e una dimostrazione ne è lo scioglimento dell’estremità della penisola antartica che ha «bruciato» in 5 giorni ben il 20% dell’accumulo stagionale.

Il problema non riguarda solamente i ghiacciai, ma anche la situazione che coinvolge le foreste che, se distrutte, contribuiranno anch’esse al riscaldamento globale.
Le foreste sono destinate a collassare nel caso in cui oltrepassino il punto di non ritorno, ovvero quel livello in cui la situazione è talmente critica da essere irrecuperabile. Ovviamente la foresta a cui tutti pensano è quella amazzonica che potrebbe mutare sino a formare un giorno un ecosistema del tutto differente, formato da distese erbose formate da un mix di alberi.

Il problema sarà prevalentemente uno: quali saranno le conseguenze?
Da quanto emerge dalle ricerche, un cambiamento così epocale di un ecosistema così ingente potrebbe far mutare il clima dell’ambiente, sino a mettere in crisi la produzione di ossigeno e cibo.
Infatti se ci si pensa le piante, grazie alla fotosintesi, purificano l’aria, e grazie ai semi, contribuiscono a far crescere frutti, dando cibo sia agli animali che agli uomini. Il problema principale potrebbe proprio essere condizionato dal fatto che l’Amazzonia contiene uno dei più grandi ecosistemi al mondo, e quando una zona così estesa viene eliminata o muta, provoca un cambiamento repentino e immediato nell’ambiente, che comporta ingenti cause che l’umanità deve prendere in considerazione.

Allora perché molte volte, anche se si conosce il rischio, non vi sembra essere alcuna conseguenza?
Dagli ultimi studi è stato dimostrato che i grandi ghiacciai e le foreste molto vaste po
ssono non destare sospetti e non mostrare variazioni inizialmente e che il loro cambiamento irreversibile potrebbe cominciare, nel silenzio, già decenni prima.

Dunque, un altro problema di cui l’uomo dovrà tener conto riguarda l’ambiente, che deve essere salvaguardato e controllato, prima che si arrivi al momento in cui le cose non potranno più essere modificate.

Luisa Bizzotto

Laureata all'Università di Padova Ingegneria Chimica e dei Materiali, frequento il corso internazionale Susteinable Technologies and Biotechnologies for Energy and Materials presso l'Almamater Studiorum Università di Bologna. Scrivo per La Voce che Stecca dal 16 luglio 2015 e su queste pagine mi occupo di cultura, musica e sport, ma soprattutto di scienza, la mia passione.

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