Coronavirus: le differenti reazioni dei Governi nel mondo

La politica mondiale è in subbuglio. Il Sars-Cov2 sta letteralmente mandando all’aria tutte le attività sociali ed economiche, mentre le previsioni fatte finora sul futuro dell’economia globale si sono volatilizzate in pochi giorni. Per questo, tra dichiarazioni e riposizionamenti talvolta molto goffi, le reazioni dei leader che abbiamo visto sono le più disparate. In uno scenario in cui gli stessi virologi, inizialmente, avevano pareri discordanti, vediamo come si son mosse le diverse autorità fino ad oggi.

Partiamo dai Presidenti di Regione, in particolare di Lombardia e Veneto: Fontana, spalleggiato da un Gallera molto risoluto, è forse il politico che si è discostato meno dalla posizione iniziale. Essendo a capo della regione più colpita, ha sempre tenuto una linea piuttosto dura, proporzionalmente all’evolversi della situazione, anche nelle richieste inviate al Governo. Zaia inizialmente era sulla stessa falsa riga, ovvero quella del pugno duro, arrivando a chiedere di decretare zona rossa tutto il Veneto; successivamente aveva invece veementemente protestato contro il provvedimento che dichiarava 13 province zona rossa, ritenendolo esagerato, salvo ricomporsi due giorni dopo, quando la misura è stata estesa a tutta Italia. Ora, dopo aver avuto i risultati delle analisi di Vo’ Euganeo, con più di metà dei positivi risultati completamente asintomatici, è tornato al pugno duro, minacciando il coprifuoco: intanto ha deciso di estendere il campionamento fuori dai supermercati, testando persone in modo casuale. I Governatori del sud, come Emiliano e De Luca, preoccupati per la situazione precaria della sanità e per i rientri dal nord, hanno risposto all’emergenza con divieti più pesanti di quelli governativi, influendo più incisivamente sulla libertà di movimento e d’impresa.

Arriviamo a vedere, invece, i leader a livello nazionale. Giuseppe Conte, che all’inizio commentava l’eccessivo allarmismo, ha dovuto in buona parte ricredersi prendendo provvedimenti piuttosto restrittivi. Nei primi tempi c’è stata anche parecchia difficoltà tra i diversi enti nella comunicazione dei dati, situazione che ha generato non poca confusione tra la stampa e tra i cittadini. Il coordinamento è arrivato successivamente e ad oggi, con un appuntamento giornaliero, è efficace. Nella confusione iniziale ci è sguazzato Salvini, che ha seguito un po’ la linea di Zaia: prima voleva chiudere i confini, poi riaprire le scuole e infine chiudere nuovamente tutto, fino alle polemiche della passeggiata di domenica scorsa, in centro a Roma, con la compagna. Problemi che non si è fatto invece Berlusconi, espatriando a Nizza con la nuova compagna alla prima avvisaglia di diffusione del virus.

All’estero, qualcuno ha deciso di imitarlo. Nigel Farage, fautore della Brexit, ha deciso improvvisamente di prendersi una vacanza; probabilmente avrà influito la decisione controversa di Johnson di lasciare che il virus faccia il suo corso, senza prendere provvedimenti di contenimento e rischiando di pagare la scelta in modo molto caro. Parole rimangiate nella serata di ieri, viste le raccomandazioni di non frequentare i pub e di limitare i contatti. Trump e Macron avevano provato a fare lo stesso, cercando di non dare scossoni all’economia. Il primo diceva che il virus non fosse niente di che, il secondo che non avrebbe cambiato il modo di vivere dei francesi. Entrambi però hanno dovuto ricredersi pochi giorni dopo, prendendo misure molto stringenti pur con decisioni criticabili (come quella di far svolgere comunque le elezioni municipali in Francia, con 48 milioni di persone al voto, dovendo comunque rinviare a giugno i ballottaggi di domenica prossima). Gestione disastrosa in Spagna, che dopo aver sottostimato la situazione si è trovata con un’impennata di casi peggiore dell’Italia, tanto che Sanchez dalla mattina al pomeriggio si è trovato letteralmente  dover chiudere un Paese.

Risulta invece più facile descrivere la reazione UE: inesistente se non addirittura dannosa. Solo ieri Ursula Von Der Leyen ha dato una stretta ai voli in entrata in tutta Europa, per non parlare della posizione della Bce, criticata da tutti.

Tutti hanno sottovalutato inizialmente quella che ora è una pandemia. L’Italia, prima ad aver processato moltissimi tamponi, ora sembra aver preso le giuste contromisure, mentre gli altri Stati ci stanno arrivando in questi giorni. Ma, con le borse in picchiata, la via è segnata e non può essere diversa da quella presa da Cina, Corea del Sud e poi Italia.

Mirco Romanato

Nato a Padova il 15 giugno 1994. Diplomato in ragioneria, attualmente iscritto alla triennale di Ingegneria dell'Energia nella mia città. Sono una persona curiosa in molti i campi, dalle nuove tecnologie, in particolare quelle che riguardano l'ambiente, alla politica, passando per lo sport.

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