Attenzione al sentimento anti-tedesco

Dopo i ripetuti «nein» incassati dal nostro governo nel contesto europeo, in Italia sta montando un sentimento anti-tedesco. Non è difficile prenderne coscienza e, una volta fatto questo passaggio, tale messaggio va fermamente rigettato e contrastato. Chi si affaccia solo oggi a una minima comprensione del contesto dell’Unione Europea può rimanere esterrefatto dalla mancanza di empatia politica mostrata dall’asse del nord (Germania, Paesi Bassi, Austria e Finlandia), ma tale atteggiamento è totalmente coerente con i Trattati Europei. È arrivato il momento di scindere gli Stati Uniti d’Europa, sogno utopico della nostra classe dirigente piddina e non solo, dalla realtà: un mercato unico funzionante su una politica economica mercantilista che mette in competizione tra loro gli Stati aderenti, specie nel contesto ristretto dell’Eurozona.

Si è vissuti nel sogno utopico degli Stati Uniti d’Europa, dove il surplus commerciale tedesco, e non solo (pure l’Italia è in surplus commerciale dalla cura Monti) sarebbe servito a produrre trasferimenti compensativi verso le zone depresse, magari. Ingenui! La Germania ha giocato molto bene la sua partita all’interno dell’Unione Europea e si è conquistata una posizione di predominanza. Complimenti alla sua classe dirigente, che ha lavorato nell’interesse del suo popolo. Certo, gli aumenti di produttività non sono andati, se non in minima parte, ai lavoratori tedeschi e questo genera oggi un’ulteriore ostacolo alla mutualizzazione. Come far digerire agli elettori tedeschi, austriaci e olandesi, indottrinati dall’incapacità mediterranea di tenere i conti in ordine, una condivisione del debito senza subire pesanti ritorsioni in termini di credibilità?

I Trattati hanno assorbito il modello mercantilista e la tendenza deflattiva dell’economia tedesca e tali regole sono state abbracciate anche dai rappresentanti politici del popolo italiano! Con chi recriminare, allora? Con chi, come la politica tedesca, ha trovato una classe dirigente italiana disposta a subire un modello economico in totale contraddizione coi propri principi costituzionali? Certo che no!

È utile mostrare la divergenza nell’andamento economico tra Italia e Germania nel periodo di funzionamento di questo attuale sistema europeo, ma esclusivamente per riprenderci la nostra facoltà di porre in essere il modello economico-sociale per noi più funzionale, non certo per prendersela con chi ci ha economicamente dominati. Si tratta, dunque, di non perdere un’altra occasione per riprenderci quelle fette di sovranità spostate a livello UE, per tornare a fare quello che abbiamo sempre fatto: l’Italia! L’Italia che ripristina la tradizionale impresa pubblica; l’Italia che punta alla piena occupazione con politiche espansive; l’Italia che controlla il debito pubblico con un’inflazione ragionevole e con una Banca Centrale dipendente dal Ministero dell’Economia. Sappiamo fare solo gli italiani, ma lo sappiamo fare meglio di tutti.

Snaturare il nostro modello costituzionale ci ha portati dove siamo oggi e chi ha avallato quest’inversione a 180°, per giustificare il suo clamoroso fallimento, dà la colpa alla Germania o ai Paesi Bassi per aver tradito il sogno. Ma quale sogno? Nei Trattati il sogno con cui hanno ingannato il popolo italiano era già in partenza inesistente. Un sogno, appunto. Poi ci si risveglia! L’articolo 125 del TFUE ci spiega come l’UE non si faccia carico delle obbligazioni degli Stati membri e come ogni Stato membro non sia responsabile delle obbligazioni contratte dagli altri Stati dell’Unione. In soldoni: impossibilità di mettere in condivisione il debito coi tanto implorati eurobond. In tedesco, semplicemente: «Nein!». 

E allora, parola d’ordine: lucidità. Perché chi firmò il Trattato di Maastricht in nostro nome sapeva tutto. Guido Carli scrisse:«Per l’Italia, più che per tutti gli altri paesi della Comunità, il Trattato rappresenta un mutamento sostanziale, profondo, direi di carattere costituzionale». Non perdiamo un’altra occasione per tornare nuovamente a fare l’Italia, senza risentimenti che di sovranista hanno ben poco, in quanto nel sovranismo non c’è risentimento, ma solo volontà di applicare un modello sociale consono alle proprie caratteristiche. Appuntamento al prossimo Eurogruppo, in data 7 aprile. Cadere ora nel MES o meccanismi similari cosmeticamente camuffati ci affosserebbe definitivamente.

Oggi che tutti gli eurofederalisti attaccano la Germania, i sovranisti devono supportarla. La sua intransigenza può essere un viatico verso la liberazione! Magari, a liberazione avvenuta, ricordarsi di chi firmò quei Trattati non sarebbe male. Giusto per mettere la nostra X coscientemente per non ricascarci un’altra volta.

Simone Usai

Simone, ventisettenne sardo, ha vagato in giovanissima età per il Piemonte, per poi far ritorno nell'isola che lo richiamava. Ama scrivere su tematiche politiche ed economiche. Legge per limitare la sua ignoranza.

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