Testimonianza dal UK: «Manca il paracetamolo». E poi: «Conte ammirato qui»

Ilaria, nata in Italia, vive da 21 anni nel Regno Unito. Sposata con un inglese, è cittadina britannica dal 2008.

Le domandiamo subito in che condizione versa il sistema sanitario britannico: «I posti in ospedale scarseggiano, le strutture sono in difficoltà. Infatti, i medici lasciano rimanere a casa anche chi è stato trovato positivo al Covid19, indicando di isolarsi, se possibile, dal resto della famiglia». Questa descrizione è tristemente aderente allo scenario italiano, nel quale, sappiamo, solo in caso di severa dispnea si viene ricoverati, proprio perché i posti letto sono carenti. Nel Regno Unito, però, pare sia complicato anche reperire i più diffusi antipiretici, farmaci da banco comunemente adoperati per tenere sotto controllo la febbre: «Non si riesce a trovare il paracetamolo. Di conseguenza, la gente è impaurita, perché sa che se si ammala deve arrangiarsi da sola». E non è l’unica merce che si fatica a procacciarsi: «Anche farina, pasta e alimenti in scatola vengono a mancare».

Veniamo ora all’organizzazione del lockdown, che parzialmente differisce da quella italica: «Le scuole hanno chiuso due settimane fa, ma non tutte». Ilaria, infatti, precisa che sono state lasciate aperte quelle per i bimbi mentalmente disabili e per i figli dei cosiddetti «key workers», ossia i dipendenti pubblici che garantiscono un servizio essenziale. Poi prosegue:  «Tutti i negozi, a parte i super mercati e gli off-licence, sono chiusi». Per chi non ne fosse a conoscenza, gli esercizi commerciali off-licence sono quelli autorizzati a vendere bevande da consumare fuori dal locale. La donna continua esplicando ciò che la popolazione può fare: «Non si può uscire, se non per viaggi brevi, come andare a comprare cibo o in farmacia. Si deve stare a due metri di distanza dagli altri, anche nei supermercati, che lasciano entrare poche persone alla volta». Come in Italia, dunque.

In seguito, le chiediamo come si sostenta la gente che non può lavorare: «Per chi ha un impiego, lo Stato, attraverso il datore di lavoro, paga l’80% del salario». Purtroppo, però, moltissimi, in questo periodo, sono stati licenziati. «Per chi percepiva già il sussidio di disoccupazione o altri benefit nulla è cambiato. Chi lavora in proprio, invece, va a riscuotere lo «Universal credit», che ammonta a £96 a settimana, tuttavia si stanno riscontrando ritardi e problemi». Non sono, però, stati sospesi gli adempimenti: « Il mutuo lo devi pagare. Se non puoi, devi corrispondere gli interessi una volta che ti sarà possibile. Le bollette devi saldarle comunque».

Il Governo, che probabilmente vedrà alla guida Dominic Raab, essendo Johnson stato portato in ospedale, non sta soddisfacendo le aspettative del popolo, a differenza del nostro Presidente Conte, acclamato da molti inglesi per come sta affrontando l’emergenza in corso: «Vengono effettuati pochi tamponi. La polizia, decimata da anni di tagli, non può controllare tutti, perciò vi sono ancora persone in giro, seppure una minoranza. Abbiamo un esecutivo allo sbando. Dicono tutto ed il contrario di tutto, incontro dopo incontro. Non hanno credito. La gente spera in meglio, ma al momento nessuno si fida». In effetti, sono già crollati i prezzi degli immobili. «Si aspetta di tornare a vivere, con l’ombra della recessione che verrà», si congeda Ilaria.

Gerarda Monaco

Classe 1995, studentessa universitaria. Il diritto e la politica sono il mio pane quotidiano, la mia croce e delizia, ma (per ora) non campo né di uno né dell'altra. Vi rassicuro: le frasi fatte solo nelle informazioni biografiche.

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