Perché il Governo non apre in modo diverso regione per regione?

Chi mi legge lo sa, non ho particolari critiche alla gestione dell’emergenza che stiamo vivendo ormai da mesi, trovo infatti che il governo, nonostante le enormi carenze sanitarie e di bilancio stia agendo la situazione per l’interesse comune e per tutelare quello che secondo la costituzione, nonché secondo tutti gli autori principali di filosofia politica è il bene superiore a tutti gli altri, ovvero il diritto alla vita. Uno stato che mettesse il diritto alla vita sotto ad altri diritti – come quello di libertà di movimento, come chiedono alcune opposizioni scellerate – non sarebbe da considerare nemmeno tale, quindi sono molto concorde con la linea di massima prudenza adottata dal governo.

Nel discorso di Conte di pochi giorni fa, tuttavia, non era minimamente chiaro il perché regioni a zero contagi o a bassissimi contagi dovessero seguire la stessa linea di prudenza di altre messe malissimo quali Piemonte (da dove vi scrivo) e Lombardia. Mi pareva assurdo che in ogni regione ci fossero gestioni diverse su praticamente ogni argomento – vedi la sanità e i danni che da questo ne sono derivati – e non ci fosse una gestione diversificata a seconda delle zone di contagio. Alla ricerca di una spiegazione, è interessante prendere in considerazione il parere di Ranieri Guerra, Assistant Director dell’OMS e consulente dell’esecutivo nel comitato scientifico. Lo scienziato spiega che inizialmente si era presa in ipotesi l’opzione di fare un provvedimento regione per regione ma che lui stesso era scettico e infine lo ha sconsigliato perché «I lombardi, essendo una comunità particolarmente colpita, hanno sviluppato molta più immunità rispetto a popolazioni non colpite, le comunità che ora hanno meno contagi sono potenzialmente le più fragili perché il virus si diffonde molto più facilmente in popolazioni non colpite […] Escludo una ricaduta del virus su una persona che lo ha già preso, non ci sono prove scientifiche su questa tesi».

Dopo questa spiegazione mi sono dovuto parzialmente ricredere su quella che pensavo fosse l’ipotesi più sensata, ovvero aprire in modo nettamente diverso regione per regione, infatti Guerra ci fa capire che se si riaprisse tanto di più in regioni che attualmente sono a basso contagio, l’indice R0 di contagiosità potrebbe essere molto più alto dello stesso indice in regioni più colpite, e di conseguenza il rischio di un precipitare molto rapido della situazione sarebbe alto. Questa spiegazione regge benissimo, non c’è dubbio, soprattutto se si riaprisse tutto ed anche ammettendo di riuscire a rispettare tutte le misure di sicurezza; tuttavia penso che una riapertura parziale un po’ più coraggiosa – nelle regioni che stanno meglio – di quella fatta fino ad ora, molto difficilmente potrebbe far schizzare così in alto l’indice di contagiosità e che quindi andrebbe seriamente presa in considerazione dal governo. Lo dico anche contro i miei interessi, vivendo in Piemonte: chiudete le regioni più colpite quanto si deve se questo può aiutare gli altri, ma un minimo di libertà in più a quelle meno colpite è un’ipotesi da prendere seriamente in considerazione per ridurre i devastanti danni economici che stiamo subendo.

C’è da augurarsi che il Governo, su questo tema, faccia un piccolo passo indietro.

Emanuele Stevani

Sono Emanuele, classe '95, studente di Filosofia, appassionato lettore sia di libri che di articoli di giornale trattanti attualità e politica.

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