Lavoro da casa: qualche pro, tanti contro

Da quando il Coronavirus si è insinuato nelle nostre vite, siamo stati tormentati, tra i tanti, dall’anglicismo smart working. Esso, com’è noto, sta a indicare lo svolgimento delle proprie mansioni non presso il luogo di lavoro, ma da casa. Va da sé che questo è concepibile solo per chi ricopre un ruolo impiegatizio e può, perciò, compilare, redigere, calcolare, progettare anche a distanza. Impensabile per altri mestieri che richiedono inderogabilmente la presenza e la sinergia.

A proposito di questo modus operandi che fino a poco tempo fa risultava poco praticato, si registrano opinioni divergenti.

Le voci entusiaste non deficitano. Tanti sono, infatti, i lavoratori che plaudono a questa modalità. In primis, si accorgono, specialmente in questo periodo in cui i più sono costretti nelle proprie abitazioni, di riuscire a trascorrere maggior tempo con il coniuge e con i figli, precedentemente incontrati magari solo la sera. Digitando dal salotto, invece, le occasioni di condivisione di momenti della giornata si moltiplicano e, in ogni breve pausa,  vi è la possibilità di scambiare due chiacchiere col marito o di congratularsi col figlio per il disegno degno di un artista affermato appena realizzato.

Un altro punto di forza del lavoro da casa è senza dubbio la non necessità di effettuare spostamenti. Questo si traduce in minore stress cagionato dall’estenuante traffico, in particolare nelle grandi città, il quale di norma costringe, ogni giorno, a sprecare tempo prezioso incolonnati e adirati. Di riflesso, anche il pianeta respira una boccata d’aria più salutare, con meno mezzi inquinanti in circolazione.

Viste queste note positive, non possiamo tuttavia esimerci dal porre attenzione alle criticità.
La prima è propria di questa crisi e si può ben sperare venga presto debellata. Essa riguarda i bambini. Se è vero, infatti, che scalda il cuore poterci avere a che fare molto di più, non è trascurabile la fatica delle mamme e dei papà che, oltre a rispondere a videochiamate ed e-mail, devono anche controllare che i bimbi non si facciano male, mangino, bevano e svolgano i compiti diligentemente. Questo significa avvilirsi, specialmente se protratto per mesi.

Il secondo aspetto negativo prescinde dal periodo d’isolamento e si riferisce al concetto di iperconnessione. Sappiamo, infatti, che, già in modalità di lavoro classica, un professionista o un impiegato, in particolare con l’avvento della tecnologia, tende, come si suol dire, a portarsi il lavoro a casa, leggendo e scrivendo documenti, rispondendo al telefono e a messaggi di posta elettronica anche oltre il suo orario. Ecco, se questo già avveniva, figuriamoci che cosa si può consumare in una condizione in cui vita lavorativa e domestica si compenetrano senza confini ben delineati! È infatti da considerare come problematico il fenomeno dell’iperconnessione e dell’eccesso di lavoro, secondo il quale si rimane travolti dal proprio dovere e si abbattono i salvifici paletti che delimitano lo spazio dei propri impegni e permettono di organizzare la propria vita contemplando anche lo svago, il rilassamento, le relazioni affettive. Rischiamo, quindi, di rimanere attaccati al computer oltre le otto ore, continuamente pungulati da notifiche che paiono non poter essere posposte.

Correlato a questo punto, vi è il concreto pericolo che i datori di lavoro approfittino di tutto ciò per non corrispondere straordinari. È noto come accada in presenza, facendo strisciare il badge ai dipendenti e poi mantenendoli ancora un po’ a sistemare le ultime faccende; ancora più semplice è in un contesto in cui non vi è un effettivo controllo.

Pure lo sguardo sui legami umani non può essere trascurato. Confinati nelle mura domestiche a eseguire i nostri compiti, sebbene connessi tramite Internet, perdiamo il contatto reale con i colleghi ed è complicato instaurare rapporti autentici di stima, se non di affetto. Persino dare vita a quelle sfuriate, a quei bisticci che possono essere occasione di crescita si dimostra più difficile. Insomma, si suona un inno all’individualismo.

Pensiamo in ultimo, considerate le maggiori possibilità di sfruttamento più su menzionate, come il più debole rapporto tra dipendenti della stessa impresa possa riversarsi negativamente sulla capacità di unirsi per ribellarsi a condizioni inique, a pieno vantaggio di chi specula sui lavoratori.

Gerarda Monaco

Classe 1995, studentessa universitaria. Il diritto e la politica sono il mio pane quotidiano, la mia croce e delizia, ma (per ora) non campo né di uno né dell'altra. Vi rassicuro: le frasi fatte solo nelle informazioni biografiche.

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