Le Sardine impantanate

Fu così che sprofondarono nel pantano. Dopo appena sei mesi di vita le Sardine, o meglio, l’uomo immagine Mattia Santori e gli altri promotori hanno deciso di prendersi una pausa. Anzi no. Anzi forse. Anzi saranno prontissimi per le prossime regionali, dopo aver redatto un manifesto valoriale in undici punti, annunciato per ieri e rimandato con un discorso motivazionale in elogio alla comunità creatasi. Bene o male come tutto ciò che concerne il portare organizzazione e temi concreti all’interno del movimento dopo l’incetta di consenso nelle prime piazze.

Del resto, da un movimento che si definisce non politico e di sinistra allo stesso tempo c’era da aspettarsi ben poco. A ben vedere, ci si ricorda saltuariamente di loro soltanto per un’incredibile sovraesposizione mediatica al netto della pochezza dei contenuti portati nel dibattito pubblico, ovvero Salvini cattivo insieme a tutto ciò che rappresenta, ovviamente solo a livello social e mainstream, e 5 Stelle cattivi perchè il vaffanculo suona male e gli stiamo fregando parte della base. Posizione condivisibile, in parte anche da chi scrive, ma almeno un contenuto che non iniziasse con la parola contro e non fosse un fritto misto di idee frammentate di delusi 5 Stelle e democratici con spruzzatina di limone extraparlamentare in salsa moderatamente antagonista si poteva buttare giù fin dall’inizio. Il Movimento, perlomeno, quando iniziò a riempire le piazze aveva già le Stelle ben splendenti sopra la testa.

I più cinici ipotizzarono fin dall’inizio che queste Sardine altro non erano se non una riproposizione ittica dei Girotondi e di altri movimenti flash dei primi anni 2000, potenziati da un logo catchy, dal look smart dei loro flash mob e da qualche competenza in multimedia marketing and communication. Altri videro semplicemente il modo di ricreare i circoli territoriali del PD smantellati dalla gestione renziana senza che il partito ci mettesse la faccia, la bandiera e i finanziamenti.

Tirata la volata a Bonaccini, ai palchi seguirono i microfoni e i pesci cominciarono a nuotare in un mare di contraddizioni, contraddizioni e ancora contraddizioni. Due giorni fa Santori, nell’annunciare la pausa di riflessione già ritrattata, si è dichiarato a favore del taglio di parlamentari e vitalizi, dopo aver fatto campagna contro il referendum dei 5 Stelle a febbraio, dopo aver scattato la famigerata foto con i Benetton. Facendo due più due, qualche dubbio sulla spontaneità di quella campagna viene. Ma le scelte discutibili di quel periodo furono molteplici, tra cui il colpo di genio della partecipazione ad Amici, in uno dei templi della subcultura che affermano di voler avversare. Venne il momento degli incontri con i ministri. Molti si aspettarono finalmente qualcosa in più di semplici dichiarazioni estemporanee che delegavano ad altri la patata bollente di mettere in pratica gli interventi auspicati (Europa, PdC, PD, Papa Francesco), magari un accenno a una proposta di legge sui non-temi costitutivi. Figuriamoci. Ricorderemo l’Erasmus Nord-Sud, involontariamente tragicomico nel suo essere divisivo volendo affermare inclusività. Una sparata senza senso, affermò lo stesso Santori. Il riccioluto, magicamente comparso nei sondaggi sul gradimento dei leader da un giorno all’altro, ipotizzava a giorni alterni che le Sardine sarebbero divenute un partito organizzato, un’associazione culturale o un movimento d’opinione dalla struttura orizzontale, mentre oggi afferma di aver sempre avuto le idee chiare sul futuro. Un altro fritto misto.

Contestualmente al tripudio mediatico giunsero i flop di Scampia e Chieti, con poche presenze e contestazioni interne, e si verificarono le prime fuoriuscite di coordinatori regionali e membri dai toni più accesi, con annesse denunce di mancanza di democrazia interna. Pur di non essere etichettati come quelli dei centri sociali, lasciarono velocemente per strada le idee e la partecipazione della sinistra vera e propria, confermando anche nei fatti l’inconsistenza di un movimento del tutto contiguo a figli e figliastri del PD, più che altro una corrente senza simbolo, per quanto si voglia spacciare per indipendente enfatizzando l’immagine pacata, la retorica e le strategie di comunicazione.

Il tentativo di strutturazione sarebbe dovuto avvenire in una riunione congressuale di nuovo a Scampia, che fu annullata per l’incombere del lockdown. Da quel momento, le Sardine si sono semplicemente inabissate nel nulla cosmico, sparendo dai radar per tutta la quarantena. A quanto pare, hanno continuato a discutere nelle chat, giungendo soltanto ad altri strappi. Nel dubbio, perchè non rimarcare la loro sensibilità europeista-ecologista-cattolicoinclusiva-progressiva-legalitaria-sostenibile e di sinistra, ma certamente non politica? Hanno fatto un guazzetto, questa volta. Peraltro, tale fusione di anime è già ampiamente rappresentata da partiti di area maggiori e minori (PD, Verdi, Possibile, LeU/SI, Azione, IV), da sempre preda del pantano delle divisioni interne, ovvero le stesse che hanno condotto Santori e compagni a fermarsi a riflettere, o meglio, a voler dire la loro sul futuro che la direzione auspica (democraticamente, s’intende) per poi chiudere provvisoriamente bottega (dunque il dialogo con gli attivisti), in attesa di valutare il feedback, l’engagement, il sentiment o il prossimo termine dell’inglese multimediale che gli viene in mente. Tipo think tank.

Dopo questo mare di parole inconcludenti, ma bellissime, speriamo gliene restino in testa solo due: think, thanks!

Marco Ferreri

Classe 1993, volevo fare il giornalista ma non ho la lingua abbastanza svelta. Mi arrabatto tra servire pietanze, aprire e consumare bottiglie di vino, crisi esistenziali, argomenti complessi, riflessioni filosofiche di cui non frega niente a nessuno e giochi di ruolo. Amo il paradosso, dunque non posso essere più felice di stare al mondo.

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