La funzione della frontiera nell’immaginario americano

Dopo aver fissato le basi dell’immaginario americano, ora andiamo più in profondità dedicandoci a un’analisi dettagliata dell’archetipo della frontiera.

L’immaginario americano vive una contrapposizione netta tra l’archetipo del Puritanesimo, ossessionato in negativo dagli spazi aperti, interpretati come luoghi dell’anonimato dove si annida il male, e l’archetipo della frontiera, che invece viene positivamente attratto dallo spazio, in quanto lo interpreta come viatico verso l’opportunità di mediare il conflitto. L’archetipo della frontiera riproduce nell’immaginario collettivo degli americani il processo di conquista del West, la conquista dello spazio aperto e dell’opportunità di arricchirsi, nonché di libertà dal controllo dello Stato. Lo Stato non coincide con il territorio degli Stati Uniti d’America, ma viene percepito come materializzazione dello Stato, dal quale scappare per riacquistare la libertà. Se sono oppresso dalla legge dello Stato, mi sposto più in là nello spazio, dove lo Stato non potrà più impormi la sua sovranità in termini di sistema giuridico: spostamenti spesso insignificanti in termini di chilometraggio, come nel caso di Thoreau.

Bisogna comprendere bene una differenza di significato sul concetto di frontiera. Se per noi può essere sostanzialmente utilizzato come sinonimo di confine, quindi come separazione netta tra due territori distinti e con sistemi giuridici differenziati, per gli americani il termine frontier ha tutt’altra funzione, in quanto viene utilizzato non come limite – border, confine – ma in rappresentanza di una regione, una regione non territorializzabile, in cui non vige alcun sistema giuridico definito, in quanto la frontiera risulta essere in continuo spostamento. È l’esatta riproposizione dello spostamento dalla costa atlantica alla costa pacifica. Non essendoci un sistema giuridico definito, la frontiera è terra contesa, che invita a entrare al suo interno per scappare dallo Stato.

Il metodo di risoluzione dei conflitti nell’immaginario americano si basa chiaramente sullo spazio, proprio per l’immenso territorio da conquistare che ebbero in origine volgendosi verso ovest, e questo ha causato importanti conseguenze a livello politico ed economico. Negli Stati Uniti il Comunismo non ha mai ottenuto un grande seguito, in quanto l’archetipo della frontiera invitava i lavoratori a lavorare nelle fabbriche esclusivamente per conservare risorse che permettessero loro di acquistare un appezzamento di terreno che li rendesse indipendenti, scappando attraverso lo spazio alla ricerca della libertà, senza essere subordinato a nessuno. In un’altra chiave, l’enorme spazio a disposizione fece sì che, oltre a non potersi creare un grande apparato produttivo fino alla fine della frontiera, negli Stati Uniti non nascessero neppure le grandi metropoli, come accaduto invece in Europa. Fu solo con la fine della conquista del West, che l’archetipo della Frontiera andò in crisi e si crearono i grandi agglomerati urbani, che ancora oggi vengono visti negativamente negli USA. Le metropoli sono il luogo del caos e dell’anonimato, dove si nasconde il male; da catalogare in ogni modo possibile e dove andare esclusivamente alla ricerca del successo, salvo poi scappare nei sobborghi una volta ottenuto. Chi non scappa dalla metropoli non è un eletto, in ottica puritana o, nel peggiore dei casi, è un individuo che vive bene dentro la folla anonima perché ha scelto di abbracciare il male.

Nel 1890, con la fine della frontiera,l’immaginario americano dovette cercare di riprodurre per via simulata l’opportunità di trovare spazio libero e riuscì a farlo nel tempo con Hollywood, dove ebbe successo il genere western, restituendo la simulazione della frontiera perduta. La funzione interventista dello Stato nella cultura americana non è quello di fare welfare – i Puritani sono eletti in partenza e vinceranno da soli, non c’è mediazione tra l’elezione e il fallimento – ma quello di investire risorse nella ricerca di nuove frontiere: simulazione della frontiera con Hollywood, conquista della nuova frontiera dello spazio, nuove tecnologie informatiche con internet.

Un contrasto nell’immaginario totale rispetto agli europei: se quest’ultimi hanno da sempre dovuto lavorare d’intelletto per cercare di mediare i conflitti non avendo a disposizione spazio, gli americani sono semplicemente degli europei che hanno trovato la frontiera a liberarli dal compromesso.

Simone Usai

Simone, ventisettenne sardo, ha vagato in giovanissima età per il Piemonte, per poi far ritorno nell'isola che lo richiamava. Ama scrivere su tematiche politiche ed economiche. Legge per limitare la sua ignoranza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares