La raimosofia e Montanelli: come non argomentare esibendo cartelli in tv

«Per parlare dei diritti dei neri, possono venire dei neri?», questa frase è il simbolo della filosofia di Christian Raimo, scrittore e assessore alla Cultura nel III municipio di Roma. Una frase presa dalla sua ospitata a Quarta repubblica da Nicola Porro su Rete Quattro, qualche giorno fa, una frase che è stata pronunciata mentre Raimo esibiva dei cartelli scritti a mano che forse servivano come sottotitoli, chi lo sa. «Per parlare dei diritti dei neri, possono venire dei neri?», lasciamo quindi che a parlare di diritti degli omosessuali siano solo gli omosessuali, di diritti delle donne siano solo le donne, di povertà solo i poveri e così via. Secondo lo scrittore, solo chi è parte in causa può appoggiare una battaglia? Speriamo di aver capito male.

Come avevamo scritto tempo fa, Raimo è lo stesso che aveva definito «pusillanimi maschi impotenti» i membri del governo Conte I e che aveva paragonato l’ex ministro Danilo Toninelli al gerarca nazista Adolf Eichmann. Lo scrittore romano sulla vicenda di Cesare Battisti scriveva questo: «Si può pensare a un’amnistia per un personaggio del genere? Sono sempre stato convinto di sì. La stagione delle lotte politiche degli anni Settanta e Ottanta doveva portare, dovrebbe portare ancora oggi a un processo prima storico e poi politico» e «le amnistie mostrano uno Stato forte e non debole». Raimo confondeva uno scenario di lotta armata con uno di guerra, circostanza nella quale si tende a perdonare tutto.

Raimo, con la consueta eleganza da scaricatore di porto (che lo rende adatto al tifo politico), il 19 giugno 2019 su Minima&Moraliasentenziava che «in Salvini c’è puro istinto di morte», ma anche di «annichilimento» e di «paranoia», ma «se se lo si guarda con un po’ di distacco, è solo un ragazzotto che cerca di fare il bullo fuori tempo massimo, che non ha ancora scavallato la fase anale, e s’immagina che può con la sua merda rovinare tutto il mondo. Ma è solo la sua merda».

Perché parlare di un personaggio del genere? Perché Raimo ha voluto dire la sua anche sulla statua di Indro Montanelli a Milano. A Quarta Repubblica, sempre aiutato dai suoi splendidi cartelli, ha definito il giornalista «uno stupratore, un pedofilo, un assassino, un mentitore, un suprematista razzista e un antidemocratico fascista». A parte il fatto che insultare un morto è sempre piuttosto semplice, visto che – sedute spiritiche a parte – i defunti non possono rispondere, a parte questo è evidente che la raimosofia colpisce ancora: il ragionamento meglio lasciarlo a qualcun altro.

Ma il nostro scrittore se la prende, seppur indirettamente, anche con i vivi: il 20 giugno ha condiviso su Facebook un post di tale Leonardo De Franceschi che definiva lo storico del colonialismo Angelo Del Boca in stato di «senescenza, ormai si direbbe irecuperabile (sic!)». E perché questo, semplicemente perché Del Boca, che ha la colpa di avere 95 anni e di non pensarla come Raimo, che per quarant’anni ha combattuto contro Montanelli per ribadire che gli italiani durante la guerra d’Etiopia (1935-1936) avevano usato le armi chimiche, intervistato dal Fatto Quotidiano, si dichiarava contrario all’abbattimento della statua del giornalista.

L’argomentazione, ormai, è cosa per pochi. Per tutto il resto c’è Raimo.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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