«Grande Sertão», un capolavoro della letteratura sconosciuto in Italia

                                                   Grande Sertão

                                         João Guimarães Rosa

                                            Feltrinelli – 14 euro

Il Sertão (da desertão, grande deserto) è una regione semi-arida che comprende alcuni Stati del Nord-Est del Brasile. Qui ha luogo la storia di Riobaldo e Reinaldo, detto Diadorim, che il primo racconta a un ipotetico interlocutore che viene chiamato solamente «o senhor», «vossignoria» in italiano. Grande Sertão di João Guimarães Rosa è uno dei grandi classici della letteratura portoghese, tradotto in italiano da Edoardo Bizzarri esattamente cinquant’anni fa. Un romanzo che, oltre ai protagonisti, racconta innumerevoli storie personali all’interno del mondo degli jagunços, quei banditi-ribelli che a cavallo tra XIX e XX secolo hanno osato sfidare il potere statale e quello dei grandi latifondisti che lasciavano i contadini solo le briciole, condannandoli alla povertà. Una sfida, quella degli jagunços, che più volte ha visto la popolazione appoggiarli.

Un grande romanzo che è un viaggio a ritroso di Riobaldo, una narrazione che il protagonista fa a «vossignoria» tornando indietro nel tempo. Un insieme di ricordi che non seguono un vero e proprio ordine e che riescono a descrivere con maestria la situazione politica, economica e sociale di questa regione del Brasile nei primi del Novecento. Una situazione in cui «vivere è molto pericoloso», come ama ripetere spesso Riobaldo.

Un grande romanzo, dicevamo, che però è completamente assente dalla coscienza che l’italiano medio ha della letteratura straniera. E questo si evince anche da una traduzione che è rimasta immutata per cinquant’anni. Una traduzione che mostra scelte abbastanza discutibili, che non trovano giustificazione neppure alla luce dell’Avvertenza del Traduttore nell’edizione italiana: certi nomi dei protagonisti vengono tradotti, certi altri no; certe località mantengono il nome originale, altre no. A questo bisogna aggiungere che il portoghese non certo lineare di Guimarães Rosa, che fa parlare Riobaldo con accento e lessico tipici del sertão, viene reso in italiano in una forma altrettanto non lineare, ma perdendo completamente ogni riferimento ai regionalismi.

Nonostante una traduzione che, con tutto il rispetto per il difficile lavoro affrontato da Edoardo Bizzarri a suo tempo, andrebbe rinnovata, Grande Sertão è un capolavoro della letteratura mondiale che parte da una regione del Brasile per arrivare ad abbracciare il mondo intero, per arrivare a diventare un racconto universale. Misconosciuto in Italia, relegato alle librerie dei cultori della letteratura brasiliana, Grande Sertão meriterebbe di vivere una seconda giovinezza. Gli date questa possibilità? Io ve lo consiglio.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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