Energia da idrogeno ricavato dal mare: un obiettivo raggiungibile

Il mondo delle batterie è sempre in divenire e sembra svilupparsi verso l’utilizzo dell’idrogeno.
L’idrogeno sarà probabilmente l’elemento del futuro e da ora in poi potrà essere ricavato dall’acqua del mare. La notizia è importante e positiva, soprattutto se si considera che le emissioni dovranno essere azzerate in tutta Europa entro il 2050.

Il progetto appartiene alla startup Nemesys, che è stata capace di creare una cella elettrolitica che produce idrogeno e che è anche in grado di recuperare l’energia.
L’azienda emergente si è posizionata al primo posto nella quarta edizione di Next Energy, il programma che Terna ha portato avanti e nel quale vengono messe in luce le idee più innovative che trovano un’applicazione nel panorama energetico.

La cella in questione non solo riesce a recuperare energia elettrica durante il processo di produzione dell’idrogeno, ma presenta un’efficienza superiore a 48 kWh/kgH2 che rappresenta l’obiettivo che l’Europa si è proposta di raggiungere entro il 2030.
Inoltre il progetto della Nemesys risulta vantaggioso perché rende disponibile l’utilizzo dell’acqua marina, e ciò permetterebbe di risparmiare ingenti quantità di acqua dolce, apportando numerosi vantaggi.

La soluzione proposta risulta anche vantaggiosa perché promette enormi guadagni, in quanto non è costituita né da metalli preziosi, né da costose membrane polimeriche Pem, e questo potrebbe trasformare questa cella elettrolitica in una grande alternativa per il mercato del prossimo futuro.
Inoltre come anche ha dichiarato Marco Matteini, cofondatore, l’idrogeno «è un ottimo vettore energetico per stoccare grandi quantità di energia sui lunghi periodi» e pertanto potrebbe essere un ottimo accumulatore di energia.

Una cosa è sicura: l’idrogeno è il futuro. Questo concetto è già stato messo in pratica dalla Francia, a Cappelle-la-Grande, dove l’idrogeno viene utilizzato per fornire energia a un centinaio di famiglie.
La produzione viene realizzata grazie ad un elettrolizzatore che scompone l’acqua, ricavando l’ammontare di idrogeno necessario che viene immesso in seguito nella rete di distribuzione assieme al metano.
Questa soluzione potrebbe portare ad una riduzione del 7% delle emissioni di carbonio che vengono prodotte dalla comunità situata al nord della Francia.
Secondo l’operatore francese Engie che ha lanciato la sperimentazione, il costo degli elettrolizzatori continua a diminuire e questo sistema di mixaggio idrogeno e metano potrebbe accelerare il processo di trasformazione verso le energie rinnovabili.
Purtroppo, gli ostacoli sono ancora molti, tra cui in particolare il più ingente è dato dall’accumulo stagionale dell’energia.
Infatti, mentre la rete elettrica necessita di un’erogazione costante di luce, fonti come l’eolico o il solare forniscono una resa stagionale, con ad esempio un rendimento pari a zero in estate e un surplus durante l’inverno. Questo problema potrebbe essere risolto se fosse possibile immagazzinare l’energia prodotta.
Un altro problema è rappresentato dal fatto che il 97% dell’idrogeno è prodotto tramite reforming di combustibili fossili ad un costo significativamente inferiore.

Le sfide sono ancora tante, ma le idee per rendere possibile l’utilizzo dell’idrogeno sono molte e potrebbero portare in un prossimo futuro ad una svolta considerevole.

Luisa Bizzotto

Laureata all'Università di Padova Ingegneria Chimica e dei Materiali, frequento il corso internazionale Susteinable Technologies and Biotechnologies for Energy and Materials presso l'Almamater Studiorum Università di Bologna. Scrivo per La Voce che Stecca dal 16 luglio 2015 e su queste pagine mi occupo di cultura, musica e sport, ma soprattutto di scienza, la mia passione.

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