«Le stanze della memoria»: un progetto per elaborare la paura e il lutto del Coronavirus

Il 23 luglio scorso la Camera dei deputati ha approvato l’istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime della pandemia di coronavirus fissandone la data per il 18 marzo, giorno in cui i camion militari trasportavano i primi feretri fuori da Bergamo per la cremazione in altre Regioni. Nel tentativo di far seguire alla memoria collettiva un percorso istituzionalizzato, o almeno così sembrerebbe, si è così trovata risposta ad un bisogno del tutto fisiologico di ricordare, fissando una data sul calendario, un periodo la cui rilevanza storica è difficile negare. Se negli anni a venire avremo dunque un impegno fisso con la memoria ogni 18 marzo, anniversario in cui risulterà difficile sottrarsi alla narrazione istituzionale di questa pandemia, in questi mesi c’è chi ha cercato di creare un archivio storico della quarantena con il fine opposto di dare spazio a più voci.

«Le stanze della memoria» è un progetto ideato da un gruppo di psicologhe e specializzande in psicoterapia etno-sistemica-narrativa della scuola Etnopsi di Roma e che, attraverso la raccolta e pubblicazione sui canali social del progetto di testi, immagini e materiali audiovisivi, permette di ricostruire i mesi appena trascorsi attraverso le molteplici prospettive di quanti hanno preso parte all’iniziativa. «Il progetto nasce allinizio della pandemia dallidea di trovare una strada per elaborare le sensazioni partendo dallesperienza personale, di creare una raccolta di memorie collettive partendo dal basso» sostiene Veronica Colleoni, una delle psicologhe impegnate nel progetto. L’intuizione all’origine di questa iniziativa sembrerebbe chiara: offrire un luogo, anche solo virtuale, dove esprimere, «per lasciar andare ma non per dimenticare», ciò che si stava vivendo e provando in un periodo, quello di lockdown prima e di ritorno alla normalità adesso, che rischiava altrimenti di essere vissuto nell’indifferenza, o per meglio dire, nel non detto. Così dal bisogno umano di dar voce alla propria interiorità, è nato un progetto che custodisce nelle quattro stanze del richiamare, del rimembrare, del rammentare e del ricordare, immagini, video, poesie e canzoni come fonti storiche per la costruzione di una narrazione oltre i numeri del contagio.

La consapevolezza di avere una responsabilità nel ricordare e trasmettere quanto stiamo vivendo oggi e, al tempo stesso, la quasi certezza che tutto sarà ridotto ad una narrazione impersonale, adatta ad essere inserita ora in questo ora in quel manuale di storia, è un pensiero che inevitabilmente avvilisce. Eppure quando i ricordi non saranno più freschi e noi saremo ancora chiamati a rendere testimonianza di quanto stiamo vivendo in questi mesi, il rischio che saremo in grado di farlo solo attraverso una memoria ricostruita è elevato. Alla narrazione delle sensazioni provate durante la quarantena, siano queste state negative piuttosto che positive, sostituiremo una narrazione basata prevalentemente sui bollettini di morte della Protezione Civile, le immagini comparse in prima pagina sui giornali e quella data sul calendario che, forse, ci costringerà a dover ricordare. È allora che avremo bisogno di più di una data nel calendario delle ricorrenze per ricordarci di quello che è stato e che siamo stati.

Pagina social «Le stanze della memoria»:

https://www.facebook.com/lestanzedellamemoria.psi/

Beatrice Caniglia

Studentessa universitaria di Sociologia e aspirante giornalista. Mi cimento in articoli di attualità e cultura con un occhio di riguardo per le questioni sociali.

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