Stati Uniti: quando il servizio postale risulta decisivo per l’esito elettorale

Mancano oramai poco più di settanta giorni alle elezioni presidenziali che decideranno le sorti degli Stati Uniti nei prossimi quattro anni e la situazione sembra già fuori controllo. Complice la pandemia, quest’anno le modalità di voto previste non sono ancora state stabilite in via definitiva: da un lato i Repubblicani, sull’onda del negazionismo, spingono per il ritorno alla normalità e alle urne in tempo per le elezioni, dall’altro i Democratici propongono finanziamenti al sistema postale per favorire il voto per posta, che, almeno al momento, sembrerebbe rappresentare l’ancora di salvataggio alle lunghe code che normalmente si formano fuori dai seggi elettorali.

Quella del servizio postale americano è però una questione più politica di quanto si possa pensare. Benché agenzia indipendente dal Congresso, l’USPS è infatti oggi presieduto da Louis DeJoy, uno dei maggiori sostenitori della campagna elettorale di Trump e promotore di una serie di tagli degli straordinari e delle consegne in serata che hanno già causato considerevoli ritardi nelle quotidiane consegne postali. È evidente che se i medesimi ritardi dovesse verificarsi anche a ridosso delle elezioni, quando milioni di americani sceglieranno di imbucare la propria scheda elettorale, il rischio che alcune di queste non arrivino in tempo per lo spoglio, inficiando dunque la validità del risultato elettorale, è elevato. 

Nonostante ciò il presidente Trump è stato intransigente: di altri stanziamenti finanziari alle poste, che peraltro sono in crisi ormai da anni, non se ne parla, men che meno se questo significa favorire i democratici nel voto. «Per far funzionare gli uffici postali e gestire milioni di schede elettorali hanno bisogno di quei soldi: ma se non li avranno, non potranno gestire i voti di tutti gli elettori», ha sostenuto in un’intervista a Fox Business. Le intenzioni del Presidente sono chiare: ostacolare l’esercizio del voto attivo di quelle fasce della popolazione, principalmente giovani e lavoratori più poveri, che costituiscono la base dell’elettorato democratico e che secondo le statistiche sarebbero tendenzialmente più propensi a far ricorso al voto per posta non potendosi permettere un giorno di ferie per votare il prossimo martedì 3 novembre.

Se, come dimostra uno sondaggio condotto dalla Marquette Law School, l’81% di quanti sceglieranno di votare via posta sono democratici, allora la necessità che il sistema postale americano garantisca la massima efficienza in vista delle elezioni, ancor di più in caso di pareggio ai seggi, diventa fondamentale. La posta in gioco alle elezioni di questo novembre va oltre la già di per sè cruciale nomina del Presidente degli Stati Uniti d’America: la popolazione si trova nella situazione di dover scegliere tra un candidato che per l’ennesima volta ha sbeffeggiato la democrazia e i diritti costituzionali e uno che, almeno sulla carta, per il sistema democratico dovrebbe quanto meno aver rispetto. Se il sistema postale fallirà, a doverne pagare le conseguenze sarà lo stesso sistema democratico americano, la cui sopravvivenza a quel punto non potrà più essere data per scontata. 

Beatrice Caniglia

Studentessa universitaria di Sociologia e aspirante giornalista. Mi cimento in articoli di attualità e cultura con un occhio di riguardo per le questioni sociali.

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