«Più di un candidato»: Arturo Lorenzoni, uno zero, ma uno e trino

Arturo Lorenzoni è uno di quelli che quando entrano in una stanza questa rimane inesorabilmente vuota. Stiamo parlando dell’ex vice-sindaco di Padova, candidato del centrosinistra a presidente della Regione Veneto e destinato a prendersi una batosta epocale sfidando il leghista uscente Luca Zaia. Ad accompagnarlo un ignoto social media manager appassionato di comparativi: il Veneto? «Più di una Regione». Lorenzoni? «Più di un candidato». Evidentemente Arturo (che promuove la sua campagna elettorale con un gioco di parole degno delle scuole elementari, «Artour») pensa di essere uno e trino.

Lorenzoni fa parte di quella nutrita fetta della cosiddetta sinistra che si sente superiore agli altri, un’élite che ha come unico obiettivo quello di perdere consensi per isolarsi e rafforzare il proprio elitarismo. Alle comunali di Padova del 2017 Lorenzoni era finito terzo, dietro il sindaco uscente Massimo Bitonci e colui che sarebbe stato eletto, Sergio Giordani, appoggiato dal Pd. Al ballottaggio Arturo aveva appoggiato Giordani, diventando poi il vice dell’espressione di quello stesso Pd in contrapposizione al quale era nata Coalizione Civica. Tre anni tra i dem sono serviti per passare dall’appoggio alla candidatura. Un esempio di coerenza, insomma.

Luca Zaia si prepara a un plebiscito come inizio del suo terzo mandato da presidente del Veneto e Lorenzoni, se ha un minimo di consapevolezza, è immerso nei preparativi della sua Caporetto. Di fronte a una sfida dall’esito già scritto, per il bene della democrazia ci si augura che il trino Arturo e il suo team possano essere una buona opposizione. I dubbi sono tanti, ma cerchiamo di essere ottimisti tanto quanto l’addetto alla comunicazione di Lorenzoni che nei manifesti lo chiama già «il presidente». Manco fosse Frank Underwood di House of Cards.

Ma Lorenzoni per fare una buona opposizione (fondamentale in una democrazia) dovrebbe innanzitutto ridimensionarsi. A fine agosto scrive su Facebook: «Lucida (come sempre) analisi di Massimo Cacciari oggi su Il Fatto Quotidiano». E che cosa avrà detto il filosofo Cacciari per prendersi i complimenti de «il presidente»? «Lorenzoni è il candidato migliore che il centrosinistra poteva (sic!, ndr) esprimere. A Padova ha lavorato bene, con intelligenza, ha compiuto un piccolo miracolo». Infatti l’uno e trino candidato si compiace del suo lavoro, senza nascondere che l’umiltà è una virtù in via d’estinzione: «Quello che abbiamo fatto a Padova è straordinario».

Arturo Lorenzoni, incarnazione della sicumera crassa della politica, si prepara a perdere con un sito internet che lo celebra come neo-divo ma che non mostra uno straccio di programma politico. Come il Silvio Berlusconi del 2001 e del 2008 che vinceva grazie alla sinistra che più o meno involontariamente faceva campagna elettorale a favore dell’avversario, Luca Zaia ringrazia e si prepara a incassare una vittoria importantissima realizzata con il minimo sforzo, perlomeno in campagna elettorale. Evviva Artour, insomma! Candidato perfetto, sì ma del centrodestra.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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