Posare nudi è un atto politico e rivoluzionario

 

Le foto presenti in questo articolo, ad esclusione di quella in copertina, sono di proprietà di Tito Borsa, concesse in utilizzo gratuito a La Voce che Stecca.
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Perché posare nudi è un atto politico? Innanzitutto dobbiamo capire che cosa intendiamo per «politico», termine che qui non ha il mero significato di relativo alle istituzioni oppure di relativo a una carica elettiva. Per capire bene il discorso che stiamo per fare bisogna chiarirci subito le idee in merito: in questo caso «politico» significa attinente alla vita pubblica e, di conseguenza, un atto politico è un atto capace di modificare la vita pubblica. 

Il nudo è un atto di libertà, sia da parte di chi posa che da parte di chi scatta la foto. Ma non è un atto di libertà fine a se stesso, utile solo a creare arte tramite le foto scattate. È un atto di libertà collettivo, sia per chi partecipa agli scatti sia per tutto il resto della società. Posare nudi e scattare foto di nudo significa scontrarsi contro un mondo che ritiene che siano azioni immorali, da fare di nascosto o da biasimare. Significa scontrarsi con questo per cercare di superarlo.

Siamo immersi ogni giorno in un’enorme apparente contraddizione: da una parte ci viene insegnato a essere nudofobici, dall’altra il nudo è qualcosa colmo di fascino e di interesse, troppe volte morboso. È una contraddizione apparente perché una cosa è la diretta conseguenza dell’altra. Censurare il nudo come qualcosa che va confinato dentro le mura domestiche, che va legato in modo indissolubile al sesso e che di conseguenza non può essere mostrato perché potrebbe ledere la sensibilità di qualcuno, ecco, tutto questo non fa altro che rendere morboso l’interesse per questo ambito «proibito».

Scattare foto di nudo diventa un atto politico nel momento in cui viene fatto con il proposito e la consapevolezza che si sta lavorando per cambiare qualcosa. E questo mutamento gioverà a tutti, non solo a chi fa della nudità il suo lavoro o il suo hobby. 

In un mondo ideale in cui il nudo viene accettato, si può arrivare a un maggiore rispetto delle persone (soprattutto di genere femminile) in quanto tali. La nudofobia, che poi inevitabilmente  – come dicevamo – si trasforma in un interesse ossessivo e morboso nei confronti del corpo nudo, fa sì che le persone (anche qui soprattutto le donne) che decidono di sfidare questi pregiudizi vengano quotidianamente reificate. 

È per questo che spogliarsi nudi e scattare foto di nudo diventa un atto politico. Perché stiamo vivendo una realtà che va radicalmente cambiata. Non possiamo far finta di niente, dire che va tutto bene quando delle persone vengono considerate carne da macello solo perché decidono di farsi scattare delle foto di nudo e anche di metterle online, visto che non c’è nulla di sbagliato in quello che fanno.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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