Lorenzoni, il candidato senza umiltà, sbaragliato da Zaia

  La vittoria di Luca Zaia alle regionali in Veneto è qualcosa di incredibile. Il presidente uscente ottiene il terzo mandato con un 76% dei voti a distanza di 60 punti dal secondo, Arturo Lorenzoni, espressione del centrosinistra a trazione Pd. Le ragioni di questo risultato senza precedenti le si può trovare nelle parole che Lorenzoni ha affidato a Facebook dopo la sconfitta:

  «Non è andata come volevamo.
È stata un’elezione stranissima e difficile, con una sovraesposizione mediatica di un candidato e il completo oscuramento di tutti gli altri.
Ma questo non è il momento di cercare scuse o di fare l’analisi della sconfitta. Il cuore è ancora caldo e la testa un po’ appannata dal risultato.
Questo è il momento per dire grazie.
Grazie ai candidati che hanno battuto in lungo e in largo il Veneto, senza risparmiarsi, facendo anche risultati sorprendenti. Grazie ai volontari, ai sostenitori, che mi hanno prestato la voce quando non ho più potuto uscire dall’ospedale o da casa. Grazie a tutti quelli che mi hanno dato fiducia.
Perché questa non è una fine, ma l’inizio di un progetto.
Ci vediamo presto».

Lorenzoni, che era vicesindaco di Padova nonostante avesse perso anche le comunali del 2017, spiega perché ha perso, ma lo fa involontariamente, grazie alla giustificazione comica che vi abbiamo riportato. Ha perso di 60 punti percentuali (leggasi sessanta) e parla di «sovraesposizione mediatica di un candidato e il completo oscuramento di tutti gli altri». Ha fatto peggio di quello che aveva fatto la mai compianta Alessandra Moretti nel 2015 (e già quella era una sconfitta storica) e parla di «inizio di un progetto».

Perdere clamorosamente, come Lorenzoni ha fatto, imporrebbe come minimo un silenzio e delle scuse. Lui che parlava del Veneto come «più di una Regione» e di se stesso come «più di un candidato» oppure come «il presidente», dovrebbe farsi un esame di coscienza e capire di aver fallito. Completamente. Questa dovrebbe essere una fine. Quale progetto inizierebbe mai con una batosta così? Un progetto fallimentare. E una fine porta anche a un nuovo inizio, ma magari senza Lorenzoni, che in vita sua si è candidato due volte perdendo entrambe.

Sconfiggere Zaia, che (più o meno correttamente) si è anche intestato il successo della lotta al coronavirus in Veneto, era un’impresa titanica. Ma le imprese titaniche necessitano di persone straordinarie, che con lungimiranza e umiltà cercano di essere Davide che batte Golia. Ma non c’era nessuna umiltà ne «Il presidente», e questi sono i risultati.

Chi scrive è residente in Veneto e avrebbe voluto avere qualcuno di serio da votare in alternativa a Zaia, cosa che non è avvenuta. Anche per noi elettori contrari al «Doge» la sconfitta di lunedì è stato un appuntamento mancato. Ma noi, a differenza dei vertici dei partiti, non avevamo nessuna voce in capitolo. E uno che si presenta come «il Presidente» non può avere il mio voto.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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