Scoperti tre nuovi esopianeti rocciosi: uno potrebbe essere l’alternativa alla Terra

In questo blog abbiamo trattato spesso un tema che spicca tra tutti se si parla di spazio: la ricerca di un nuovo pianeta abitabile.
Non è un mistero che le risorse sulla Terra si stanno esaurendo e non lo è nemmeno il fatto che forse un giorno il genere umano si troverà costretto ad emigrare.

I ricercatori hanno identificato a 12 anni luce dal nostro pianeta tre esopianeti rocciosi mai scoperti prima.
Di questi tre, uno è candidabile come alternativa, dato che è quello che orbita nella zona abitabile della propria stella di riferimento.
Questo pianeta, denominato Gliese 1016 d, grazie alla vicinanza alla sua stella potrebbe essere il gemello della Terra e  ospitare anche acqua liquida sulla propria superficie, godere di temperature miti e un’atmosfera respirabile.

I tre corpi celesti sono stati individuati da un team di ricerca internazionale guidati dagli scienziati dell’Università Georg-Augus di Gottinga, capitanati dal docente di astrofisica S. Dreizler. La collaborazione si estende a partire dall’Istituto di Astrofisica dell’Università dell’Andalusia, con il coinvolgimento anche della Scuola di Scienze Fisiche dell’Università Open e dell’Università del Cile assieme ad altri enti.

I ricercatori hanno individuato i tre pianeti grazie a HARPS, denominato anche High Accuracy Radial velocity Planet Searcher, ovvero uno spettrografo che è stato situato in Cile, nell’ Osservatorio di La Silla.
Lo strumento, posizionato su un telescopio di ben 3.6 metri, ha potuto identificare i tre pianeti grazie all’analisi radiale, che tiene conto dell’interazione gravitazionale astro-pianeti in orbita.
I ricercatori quindi non hanno utilizzato l’analisi della variazione di luminosità della stella di riferimento, ma hanno invece sfruttato le «oscillazioni dei pianeti circostanti».

I ricercatori hanno isolato due pianeti che non sembrano favorevoli per la vita giacché giacciono in prossimità e all’esterno della zona abitabile circumstellare.
Il pianeta più ravvicinato e bollente è stato denominato Gliese 1016 b, compie un’orbita completa ogni 3,1 giorni e presenta una massa di 1,38 volte quella della Terra. Mentre il pianeta intermedio Gliese 1016 c, compie un’orbita completa ogni 6,7 giorni e presenta una massa pari a 1,75 volte quello nostro.
Il pianeta Gliese 1016 d compie un’orbita completa attorno alla sua nana rossa ogni 13 giorni e presenta una massa pari a 1,68 volte quella terrestre.

La stella considerata detta Gliese 1016, anche se appartenente alla famiglia delle nane rosse, ovvero ad una tipologia di corpi celesti che emettono forti radiazioni in grado di distruggere l’atmosfera dei pianeti limitrofi presenta delle differenze. Il corpo celeste è molto più piccolo e freddo del sole e possiede un’attività minore alle altre nane rosse. L’ipotesi è che la sua capacità di emettere radiazioni sia diminuita nel tempo.

L’alternativa sarebbe chiaramente allettante, se non fosse per il tempo che dovremmo impiegare per arrivarci: ben tremila anni.
L’idea è quella di approfondire gli studi che riguardano Gliese 1016 d tramite il lancio del Telescopio Spaziale Jamess Webb e chissà, magari un giorno si potranno anche trovare delle forme di vita extraterrestri.

Luisa Bizzotto

Laureata all'Università di Padova Ingegneria Chimica e dei Materiali, frequento il corso internazionale Susteinable Technologies and Biotechnologies for Energy and Materials presso l'Almamater Studiorum Università di Bologna. Scrivo per La Voce che Stecca dal 16 luglio 2015 e su queste pagine mi occupo di cultura, musica e sport, ma soprattutto di scienza, la mia passione.

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