Unioni civili: perché le parole del papa NON sono rivoluzionarie

Papa Francesco ha parlato e ha detto qualcosa di rivoluzionario, se rimaniamo all’interno della Chiesa cattolica: «Gli omosessuali hanno diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio, e hanno il diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe esserne buttato fuori o essere infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili. In questo modo, gli omosessuali godrebbero di una copertura legale. Io ho difeso questo».

Al di là delle reazioni dei soliti bigotti, scandalizzati di fronte a un papa che nel 2020 cerca di stare al passo con i tempi, le parole del Pontefice hanno un senso circoscritto e relativo. Cerchiamo di capire il perché.

Sua Santità Francesco è il sovrano di uno Stato indipendente e, soprattutto, è a capo di una gigantesca comunità di fedeli e di ecclesiastici. Sia questo Stato che questa comunità negli anni non hanno mostrato – al di là di eccezioni tanto sporadiche quanto poco rilevanti – alcun interesse a portare le persone non eterosessuali all’interno di sé. Anzi, tra disinteresse e attacchi diretti, non hanno fatto altro che allontanarle.

Premesso che l’apertura di papa Francesco alle unioni civili interessa solamente chi, tra persone non eterosessuali e persone sensibili al tema dei diritti civili, non solo crede, ma combatte ancora per un’accettazione da parte della Chiesa, pensate davvero che basti un’apertura così vaga e circoscritta a un’intervista rilasciata per un film che vedranno in pochi? Basterà questo a costringere cardinali, vescovi e semplici preti ad accettare le coppie dello stesso sesso anche solo alla comunione? Sarà sufficiente questo per spingere capi di Stato cattolici ad aprirsi alle unioni civili? Ricordiamoci che il papa parla di «unioni civili», non di «matrimonio». In quest’ultimo caso si sarebbe trattato di una vera rivoluzione all’interno della Chiesa, una rivoluzione con effetti concreti nella vita di tutti i giorni di noi cittadini. Avremmo potuto, per esempio, essere invitati a un matrimonio in chiesa tra due donne. Ora non cambia niente di tutto ciò.

La verità è che, oltre alla esagerata reazione dei fascio-bigotti, non succederà nulla. Non cambierà nulla. Questo perché non basta una timida apertura a cancellare anni di discriminazioni. Non basta una carezza per cancellare anni di violenze. O la Chiesa fa qualcosa di concreto a favore delle persone non eterosessuali, oppure stiamo a parlare del nulla. Sono scelte legittime, non fraintendetemi. Ma poi non chiedetevi perché, tra il 2014 e il 2019, i cattolici praticanti sono calati del 7%. Il mondo va avanti e le religioni rimangono indietro.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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