Api: che cosa succederebbe se diminuissero ulteriormente?

Nel nostro Paese, sia a causa delle cementificazioni, sia dell’utilizzo dei diserbanti, ed anche della distruzione da parte dell’uomo, sono sempre di meno le api presenti nella nostra penisola.

Il vero motivo dell’importanza assunta dalle api risiede nel fatto che esse sono responsabili di un sesto di tutte le infiorescenze del pianeta. Grazie ad esse, infatti, si deve l’impollinazione di almeno 400 diversi tipi di piante, alcune delle quali fondamentali in agricoltura e quindi nel sostentamento della nostra specie e di quelle animali.

Oltre ad essere responsabili dell’impollinazione, le api domestiche sono responsabili, tramite l’impollinazione, della diffusione di numerosi ortaggi, frutti e verdure: grazie ad esse si coltivano e diffondono anche in zone selvatiche i broccoli, gli asparagi, le angurie, i meloni, i mirtilli, le mele e le ciliegie solo per fare un esempio. Basti pensare che in Europa sono 4.000 le colture che crescono grazie alle api.

Che cosa succederebbe se diminuissero ulteriormente?

La loro scomparsa, a livello mondiale, potrebbe causare una perdita di 265 miliardi di euro l’anno.

Purtroppo, gli apicoltori vedono ridursi, di anno in anno, i loro allevamenti e la produzione di miele, questo a causa anche dell’utilizzo in agricoltura di pesticidi a base di neonicotinoidi: sostanze che fanno perdere l’orientamento alle api e impediscono loro di fare ritorno negli alveari. Tuttavia, prendendo in considerazione anche altri tipi di pesticidi, si è visto che non sono solo i neonicotinoidi ad avere un grave impatto sulla vita delle api e degli impollinatori in genere. Anche gli insetticidi come il sulfoxaflor e il flupiradifurone, introdotti in sostituzione ai neonicotinoidi, hanno dimostrato avere impatti negativi a livello riproduttivo, cognitivo e di memorizzazione.

Ovviamente, queste sostanze non danneggiano le api solo in questo modo. Abbinate a pratiche di agricoltura intensiva, causano anche un enorme impoverimento degli habitat naturali, da cui le api faticano a ricavare il prezioso nutrimento per la loro sopravvivenza. Questo declino si associa anche a una costante e sempre crescente urbanizzazione.

Il numero di api, negli Stati Uniti, è diminuito del 23% tre anni fa, motivo per cui la Casa Bianca ha creato la Pollinator Health Task Force il cui compito è quello di trovare una strategia per difendere questi preziosi insetti. E anche l’Unione Europea è intervenuta mettendo al bando alcuni pesticidi.

Sapendo che negli ultimi cinque anni sono scomparsi circa 200.000 alveari in Italia, è necessario che l’apicoltura sia riconosciuta come la funzione di base per il sistema agricolo, considerato che dal servizio di impollinazione provengono 90 delle 115 principali coltivazioni mondiali. Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) ricorda che solo nel 2019 la produzione nazionale di miele di acacia e agrumi è calata del 41%, con una perdita di 73 milioni di euro.

Molte possono essere le soluzioni, dall’adottare un alveare a distanza, in modo da incrementare la loro popolazione in quel determinato territorio, alla creazione di un habitat all’interno del proprio giardino. Difatti, sapendo quelli che sono i fiori preferiti durante i periodi dell’anno, è possibile dare nutrimento a questi piccoli insetti ad un costo veramente irrisorio. Durante il periodo primaverile le api si nutrono di Erba cipollina, Rosmarino, Tarassaco, Salvia, Trifoglio, in Estate invece preferiscono la Borragine, la Lavanda, l’Echinacea, l’Achillea, il Girasole, la Calendula, la Malva e la Tagete, mentre in Autunno prediligono il Tubinambur e il Crisantemo.
È importante dare spazio a queste piccole creature dove possibile, ma è altrettanto necessario un piano nazionale del Governo in modo da creare un sistema strutturato e duraturo.

Simone Romanato

Nato a Padova il 30 Aprile 1997, dove vive. Ha studiato presso l'Istituto Tecnico per Geometri Belzoni. Attualmente, sta frequentando l'Istituto Tecnico Superiore per il Risparmio Energetico Edilizio.

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