Operazione Husky: lo sbarco in Sicilia degli americani e i rapporti con la mafia

Era il 9 luglio 1943 quando con l’operazione Husky gli alleati sbarcarono in Sicilia con 450 mila uomini 4000 aerei e 2775 navi da trasporto, precisamente vicino a Gela, Scoglitti e Licata. Quest’operazione era stata preceduta da numerosi bombardamenti sia in città che in periferia. Durante l’operazione Husky morirono 9000 soldati nelle fila italo-tedesche e 6000 tra gli anglo-americani.

Per evitare maggiori perdite nell’esercito degli alleati che fossero colpiti sempre più civili, gli inglesi e gli americani si affidarono ai boss del territorio per conquistare intere città senza sparare un colpo. Questo accadde di sicuro a Villalba e Mussomeli. In seguito all’occupazione di questi territori dai fascisti, gli alleati, attraverso l’AMGOT, ovvero il Governo militare alleato dei territori occupati, cercarono dei fedeli antifascisti da porre a capo delle amministrazioni di varie città. Tra questi, viene nominato Sindaco di Villalba il boss Calogero Vizzini  il 27 luglio 1943 dal Tenente Baher degli affari Civili, su ordine di Charles Poletti, Tenente Colonnello a capo degli affari civili della settima armata americana. Anche Giuseppe Genco Russo venne nominato sindaco della sua città, Mussomeli. Russo era stato più volte processato dal regime fascista per omicidio pluriaggravato, estorsione e associazione per delinquere e venendo dichiarato dal questore di Caltanissetta nel 1927 «Amico di pregiudicati pericolosi, capace di delinquere e turbare col suo operato la tranquillità e la sicurezza dei cittadini», .

Calogero Vizzini e Giuseppe Genco Russo, secondo i vari pentiti controllavano la provincia di Caltanissetta, tanto che alla morte di Vizzini il testimone di giustizia Antonio Calderone, disse che Russo divenne il Rappresentante mafioso della Provincia di Caltanissetta. Giuseppe Russo partecipò anche agli incontri tra i mafiosi americani e siciliani al Grand Hotel et des Palmes a Palermo, dal 12 al 16 Ottobre 1957, lo stesso Hotel che venne trasformato da Charles Poletti nel quartier generale statunitense dopo lo sbarco in Sicilia.

Alla riunione al Grand Hotel presero parte: Joe Bananas; Joseph Palermo (della famiglia Lucchese di New York); Santo Sorge (Esponente del Sindacato di Cosa Nostra); Vito di VItale e John di Bella (della famiglia dei Genovese); Vito Vitale(della famiglia Priziola di Detroit); Giuseppe Genco Russo e Lucky Luciano.

Soffermiamoci su quest’ultimo personaggio. Fonti affermano che, dati i suoi agganci in Sicilia, fu arruolato dalla marina militare americana per trattare una resa dei fascisti ed occupare, così, più velocemente la Sicilia. L’avvocato di Lucky Luciano, Moses Polakoff, ammise: «Nel 1942, il procuratore distrettuale della Contea di New York, per conto del Controspionaggio della US Navy, intendeva chiedere a Luciano una certa assistenza. Mi chiesero se ero disposto a fare da intermediario». Alcuni storici ritengono che Lucky Luciano non fece da intermediario, e che non diede alla marina americana una lista di mafiosi siciliani da contattare una volta giunti sulle coste siciliane. Seppur queste teorie vengano appoggiate anche dalla Commissione d’Inchiesta americana del Senatore  Kefauver, che nel 1951 scrisse «Durante la seconda guerra mondiale si fece molto rumore intorno a certi preziosi servigi che Luciano, a quel tempo in carcere per una condanna a 30 anni, avrebbe reso alle autorità militari in relazione a piani per l’invasione della sua nativa sicilia. Secondo Polakoff, avvocato difensore di Meyer Lansky, la Naval Intelligence aveva richiesto l’aiuto di Luciano, chiedendo a Polakoff di fare da intermediario. Polakoff, il quale aveva difeso Luciano quando venne condannato, disse di essersi rivolto a Mayer Lansky, antico compagno di Luciano. Vennero combinati 15 o 20 incontri, durante i quali Luciano fornì certe informazioni». Sempre la commissione ritiene che questi accordi non furono andati in porto e non ci fu l’aiuto dei mafiosi durante lo sbarco in Sicilia, ma come dichiarato dallo storico Mangiameli a riguardo del documento Scotten «perché mostra come per gli americani la mafia rappresentasse un problema e non un aiuto, comprese le nomine dei sindaci mafiosi ispirate da interlocutori locali e non da fantomatiche liste – aggiungendo – la storia del rapporto tra mafia e politica è dunque più complicata e non credo che giovi la semplificazione». Quindi sì, dei rapporti diretti tra mafia e alleati ci sono stati, ma questi, secondo gli americani, non sono dipesi dalla mediazione di Lucky Luciano. Inoltre alcuni storici ritengono che per lo sbarco in Sicilia gli alleati non avevano bisogno dell’aiuto dei mafiosi, poichè sbarcarono in territori dove la mafia era poco radicata ed anche perchè avevano molti più mezzi armati che i nazifascisti.

Continua… 

Simone Romanato

Nato a Padova il 30 Aprile 1997, dove vive. Ha studiato presso l'Istituto Tecnico per Geometri Belzoni. Attualmente, sta frequentando l'Istituto Tecnico Superiore per il Risparmio Energetico Edilizio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares