Lo sbarco degli americani diede maggiore slancio alla mafia

Leggi qui la prima parte

Nonostante le teorie che non videro un aiuto della mafia nello sbarco in Sicilia, è però noto che in seguito allo sbarco, il luogoTenente Vito Genovese (della famiglia dei Genovese) fu l’aiutante e interprete del comandante militare degli affari civili dell’AMGOT, Charls Poletti. Inolrte, il 3 Gennaio 1946, una volta già finita la guerra, il Governatore dello Stato di New York, Thomas E. Dewey, graziò Lucky Luciano per i suoi servigi resi alla marina Statunitense, a condizione che questo lasciasse gli Stati Uniti per trasferirsi in Italia, che è ciò che fece sbarcando a Napoli il 27 Febbraio 1946 per poi trasferirsi presso il Grand Hotel et des Palmes. Per molti la scarcerazione del boss Lucky Luciano potrebbe essere ed apparire come uno scambio di favori tra lui e il Governo degli Stati Uniti in seguito allo Sbarco in Sicilia.

A dimostrazione di tale collaborazione tra la mafia e gli alleati è il documento scritto dal Capitano dell’Office of Strategic Services, William Everett Scotten scritto il 29 Ottobre 1943, ovvero dopo neanche tre mesi dallo sbarco. Il titolo del documento è «The problem of Mafia in Sicily». Scotten scrive: «La mafia è un fenomeno che avrà gravi implicazioni per la situazione politica attuale dell’isola e del resto d’Italia. Questo significa l’accettazione ad un certo grado, da parte degli alleati, del principio dell’omertà, un codice che la mafia comprende e rispetta interamente. I contatti da me sostenuti con la popolazione siciliana concordano pienamente sul seguente fatto: la mafia è rinata. Molti siciliani si lamentano del fatto, ed è la cosa più inquietante, che molti nostri interpreti di origine siciliana provengono direttamente da ambienti mafiosi statunitensi. La popolazione  afferma che i nostri funzionari sono ingannati da interpreti e consiglieri corrotti, al punto che vi è il pericolo che essi diventino uno strumento inconsapevole in mano alla mafia.

Attualmente è possibile compiere tre azioni:

1) L’abbandono di ogni tentativo di controllare la mafia in tutta l’isola e il nostro ritiro;

2) una strategia negoziata con i capi mafia;

3) un’azione diretta e stringente per controllare la mafia. Ciò deve essere fatto nell’arco di alcuni giorni o al massimo settimane. Deve essere compiuto un arresto simultaneo e concertato di 500 o 600 capimafia, senza curarsi della personalità e delle loro connessioni politiche, affinchè siano deportati, senza alcuna traccia id processo, per tutta la durata della guerra». 

La Commissione parlamentare antimafia del 1993, a riguardo delle ingerenze mafiose sullo sbarco in Sicilia, dichiarò: «Cosa nostra ricompare in Sicilia nel 1943, alla vigilia dell’occupazione alleata. Gli Usa si avvalsero dei rapporti tra mafiosi italiani o italoamericani che erano nel loro territorio e mafiosi che erano in Sicilia per preparare il terreno dello sbarco. Il caso più noto fu quello di Lucky Luciano, che essendo detenuto, fu contattato dall’autorità degli Stati Uniti per saggiare la sua disponibilità a favorire lo sbarco alleato. Luciano si adoperò positivamente. Quindi fu espulso dagli Usa e iniziò il suo soggiorno a Napoli. Altri mafiosi detenuti negli Usa seguirono la sua sorte. Questa degli “espulsi” fu una questione posta più volte all’attenzione della prima Commissione antimafia, all’interno della quale si rilevò che l’elevato numero degli espulsi dagli Usa, immediatamente dopo la fine della guerra, non poteva che corrispondere ad una ricompensa per il contributo fornito nella preparazione e nell’esecuzione dello sbarco. Dalla documentazione prodotta a quella Commissione e acquisita da questa, risulta che complessivamente i mafiosi espulsi dagli Usa nel primissimo dopoguerra furono 65». 

Le concessioni che gli americani hanno dato ai boss mafiosi siciliani, con o senza l’aiuto di Lucky Luciano, hanno portato ad un incremento del fenomeno mafioso in tutta la Sicilia, per poi espandersi, come diceva Scotten, al resto d’Italia.

La mafia è sopravissuta dove il fascismo è stato sconfitto.

Simone Romanato

Nato a Padova il 30 Aprile 1997, dove vive. Ha studiato presso l'Istituto Tecnico per Geometri Belzoni. Attualmente, sta frequentando l'Istituto Tecnico Superiore per il Risparmio Energetico Edilizio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares