Vaccini contraffatti: allarme della Criminalpol

Mentre in Europa si avvicina sempre più la data d’inizio dell’estesa campagna di vaccinazione per contrastare COVID 19, con annesse vigorose e spesso sterili polemiche, emerge all’attenzione dell’opinione pubblica una forte minaccia legata ai vettori vaccinali e alla loro diffusione.

Si tratta dei possibili effetti collaterali, della naturale resistenza di una percentuale della popolazione o del fantomatico autismo indotto denunciato nei meandri più improbabili della rete? Oppure delle questioni etiche legate al sistema dei brevetti e alla proprietà intellettuale su prodotti di questo tipo, con annesse strategie di vendita volte al guadagno di pochi privati e discriminanti verso gli stati meno abbienti e, soprattutto, verso la vita delle popolazioni? Oppure dell’ordine con cui la campagna di vaccinazione dovrà essere condotta nei prossimi mesi, sia in termini di assegnazione della priorità alle diverse fasce della popolazione sia in quelli di futura estensione, conferma o diminuzione delle restrizioni in rapporto al numero d’immunizzati? O ancora del ceppo inglese (e di quello sudafricano, sebbene per il momento la sua esistenza non sia supportata da prove certe di laboratorio), a più rapida diffusione che, essendo una mutazione, renderà ancor meno efficaci i vaccini elaborati fino a oggi, nonostante i ricercatori affermino di poterli adeguare in qualche settimana? Oppure, in ultimo, della prospettiva inquietante di passare i prossimi mesi, forse anni, in un’eterna altalena di zone rosse, gialle e arancioni, per favorire un’eterna rincorsa a un’eterna mutazione che si rinforzerà in viralità e contagiosità ad ogni passaggio evolutivo?

Nulla di tutto questo. Si tratta del solito vecchio avversario del tessuto sociale, che acquista forza quando esso viene indebolito per via di eventi o d’infiltrazioni: la criminalità organizzata, che trova la sua apoteosi nel sistema mafioso.

Infatti, nei giorni scorsi il capo della Criminalpol Juergen Stock ha rivolto a 194 paesi, tra cui l’Italia, un vero e proprio allarme contraffazione, attribuendo ai vaccini il titolo di bene più prezioso del 2021 ed evidenziando che il crimine di ogni paese ha in serbo, da prima dell’autorizzazione all’uso di quelli ufficiali, una montagna di vettori contraffatti, pronti a essere sia diffusi tra i privati sia infiltrati nelle strutture pubbliche con metodi corruttivi, coercitivi, clientelari e ingannevoli, replicando un metodo già applicato a quelli antinfluenzali. E non finisce qui: se il ramo dei truffatori condurrà in tale modo i propri affari, replicando le proficue esperienze legate a falsi prodotti di protezione individuale e di sanificazione (spesso venduti a peso d’oro sfruttando il panico generale, specialmente all’inizio della prima ondata), quello degli estorsori e dei ricettatori non farà mancare assalti a mezzi e magazzini incaricati della distribuzione. Così, mirano a ottenere sia il guadagno diretto del mercato nero, sia quello indiretto derivato dallo sparigliare la risposta pubblica alla crisi, al fine d’infilarsi successivamente tra le falle del sistema pubblico causate da loro stessi. In parole povere: ruberanno i vaccini, provocandone carenza, dopodiché li rivenderanno al doppio tramite società specchio e prestanome, che utilizzeranno altresì per acquisire quote o intere società appartenenti fino a oggi all’economia legale e trasparente, aumentando così l’influenza sia economica sia politica su territori e interi segmenti dello stato.

Follow the money, era la frase bussola di Falcone. Dove esiste business, loro s’infilano. Va da sé che, almeno riguardo beni e fenomeni strettamente connessi con la salute pubblica e con i diritti inalienabili della persona, tale business non dovrebbe esistere.

Marco Ferreri

Classe 1993, volevo fare il giornalista ma non ho la lingua abbastanza svelta. Mi arrabatto tra servire pietanze, aprire e consumare bottiglie di vino, crisi esistenziali, argomenti complessi, riflessioni filosofiche di cui non frega niente a nessuno e giochi di ruolo. Amo il paradosso, dunque non posso essere più felice di stare al mondo.

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