Tre giorni di dirette Instagram per celebrare il «nudo etico» e a distanza

Il mondo della fotografia di nudo, non a livelli altissimi, è una giungla, un mare di letame, per essere un po’ meno eleganti. Il web è pieno di aspiranti o sedicenti fotografi che per elemosinare qualche posa sarebbero disposti anche a vendere la loro madre. Non voglio spaventare nessuno, bensì cercare di raccontare con tristezza e disincanto il mondo in cui mi muovo ogni giorno. Se da una parte ci sono questi «signori», dall’altra possiamo trovare una categoria ben più rispettabile che però non rientra nel mio modo di concepire la fotografia: parlo dei fotografi che pensano che chi posa sia un oggetto nelle loro mani, un oggetto che possono piegare a seconda delle loro esigenze artistiche, senza preoccuparsi dell’individualità di chi hanno davanti.

Se nel primo caso abbiamo dei personaggi abietti, dall’altra abbiamo dei professionisti seri e irreprensibili che però non si interessano granché della persona con cui collaborano (gratis o a pagamento, cambia poco). Sono troppo concentrati su loro stessi e sugli obiettivi che intendono raggiungere con quello shooting.

Oltre a queste due categorie, ce n’è una terza. I fotografi di «nudo etico». I professionisti che cercano di esaltare l’individualità dell* modell*. Una categoria purtroppo poco frequentata nella quale penso di trovarmi, insieme a quasi tutte le persone con cui collaboro con una certa stabilità. Per far capire al mondo l’importanza di questo genere di nudo fotografico abbiamo deciso di organizzare tre giorni di dirette Instagram per un totale di 13 ore con tanti ospiti diversi. Queste dirette (disponibili nella IGTV dell’account @titoborsa), che hanno riempito i pomeriggi dal 28 al 30 dicembre 2020, hanno vari scopi: 1. Cercare di diffondere la cultura del nudo etico per come lo abbiamo appena definito; 2. Raccontare la vita di fotograf* e modell* durante una pandemia; 3. Promuovere il mio libro fotografico «Pandemia – Fotografare in lockdown» che raccoglie 45 miei scatti a distanza, in videochiamata; 4. Creare uno spazio aperto di confronto e di discussione tra addetti ai lavori e pubblico.

Il punto 2. ha generato molte discussioni. Gli shooting a distanza (fatti in videochiamata fotografando lo schermo del device oppure facendo uno screenshot) sono «fotografia»? Il fotografo ha un ruolo vero e proprio? È una discussione di per sé abbastanza inutile. Durante una pandemia, anche non durante uno stringente lockdown, le persone responsabili si sono trovate davanti a un bivio: o si scatta a distanza o non si scatta proprio. Punto. Bisogna poi ricordarsi qual è il valore reale della fotografia. Stiamo parlando di una disciplina che è sempre servita a documentare la realtà. E quale modo migliore per raccontare un’epidemia che scattare a distanza?

Quando leggerete questo articolo i tre giorni dedicati al nudo etico staranno volgendo al termine. Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare tutte le persone che hanno partecipato sia come ospiti che come pubblico. È stata un’esperienza meravigliosa.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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