Niente estradizione per Assange: vince l’uomo, perde la libertà di espressione

Vanessa Baraister, giudice distrettuale della Central Criminal Court di Londra, ha emesso ieri una sentenza storica: il famoso hacker e giornalista Julian Assange non sarà estradato negli Stati Uniti, dove rischia 175 anni di carcere per crimini informatici, spionaggio e diffusione di materiale coperto da segreto. Il fondatore di Wikileaks, piattaforma di whistleblowing ed emblema della libertà di stampa nell’era digitale, verrà presto rilasciato.

Annullando il parere del Ministero dell’Interno britannico, la sentenza asserisce che la provante vicenda giudiziaria che riguarda l’australiano da dieci anni profili un’alta probabilità che Assange si suicidi, se estradato. Egli viene infatti giudicato sufficientemente intelligente e determinato da aggirare eventuali precauzioni del carcere americano a cui è destinato, dove è prevista la reclusione in isolamento.

Dopotutto Chelsea Manning, ex insider nell’esercito statunitense che passò a Wikileaks migliaia di documenti riservati, tra cui prove video di orrendi e arbitrari crimini di guerra commessi in Medio Oriente, è stata rilasciata lo scorso marzo proprio in seguito a un tentativo di togliersi la vita.

Tornando ad Assange, i suoi guai giudiziari iniziarono nel 2010, quando ricevette un mandato d’arresto europeo dalla Svezia per accuse di stupro, poi decadute. Spaventato dalla possibilità che il paese scandinavo lo potesse estradare negli Stati Uniti, nel 2012 commise l’errore di non presentarsi a un’udienza relativa al trasferimento in Svezia e divenne un fuorilegge anche nello stato di residenza di allora, il Regno Unito. Si rifugiò così nell’ambasciata ecuadoriana, dove continuò l’attività di pubblicazione di materiale coperto da segreto per sette anni, quando perse l’asilo e fu arrestato dalla polizia britannica.

Nel 2016, in piena campagna elettorale statunitense, pubblicò una serie di mail private del comitato del Partito Democratico, contenenti le prove del sabotaggio della candidatura di Bernie Sanders in favore di Hillary Clinton. L’effetto boomerang delle rivelazioni risultò decisivo per l’arretramento della fiducia in Clinton, la quale aveva impostato la propria narrazione politica su onestà e affidabilità. La vittoria di Trump fece piovere su Assange accuse di collaborazionismo con gli hacker russi, a loro volta accusati di aver truccato le elezioni in favore del tycoon. Indiscrezioni riportate su The Guardian affermano che uomini vicini a Trump lo avessero contattato nel 2017, offrendogli la grazia in cambio della smentita sul coinvolgimento dei russi in quell’operazione.

Ciò creò una spaccatura nel giudizio dell’opinione pubblica su Assange: per molti, memori delle ignominie non solo americane portate alla luce da Wikileaks, rimane un perseguitato politico, privato della libertà e della dignità umana. Per altri, particolarmente vicini alla visione dem e sostenitori della trasparenza solo per la parte avversa, è invece una spia al soldo di Trump e di Putin, ma anche di Belzebù e di Astaroth, volendo.

Per porre la definitiva parola fine ai guai giudiziari di Assange si attende lo scontato esito del ricorso degli Stati Uniti e l’effettiva scarcerazione, in seguito alla quale potrebbe accettare l’offerta di asilo politico presentata dal Messico. Tuttavia, è già possibile tirare le agrodolci somme della vicenda: nonostante l’appello degli avvocati, la giudice ha rigettato la libertà di espressione come motivo d‘indulgenza, rimarcando che le azioni di Assange avrebbero costituito reato anche in Regno Unito. Soltanto le condizioni psicofisiche dell’individuo, dunque, lo hanno salvato dall’estradizione.

Ha certamente vinto l’uomo, ma hanno perso le possibili miriadi di giornalisti e whistleblower che non pubblicano informazioni scottanti per paura delle conseguenze legali e soprattutto umane. Ha perso la possibilità di porre un mondo più vero alla base di un mondo più giusto. L’unico modo per non essere investiti dalle conseguenze di un abuso è non commetterlo. Se ciò non è possibile, la cosa migliore è evitare di coprirlo. Ecco l’eredità di Assange: la trasparenza è un diritto umano fondamentale, senza la quale non vi può essere fiducia in alcuna sovrastruttura.

Richiamando il significato della spilla del soldato Joker in Full Metal Jacket, fa sia sorridere sia riflettere che buona parte della verità sulla geopolitica dell’ultimo decennio ci è pervenuta da un tizio che si faceva chiamare Mendax.

Marco Ferreri

Classe 1993, volevo fare il giornalista ma non ho la lingua abbastanza svelta. Mi arrabatto tra servire pietanze, aprire e consumare bottiglie di vino, crisi esistenziali, argomenti complessi, riflessioni filosofiche di cui non frega niente a nessuno e giochi di ruolo. Amo il paradosso, dunque non posso essere più felice di stare al mondo.

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