L’uso della CRISPR-CAS9 come cura definitiva della progeria

In questo blog si è discusso spesso del nuovo sistema di gene editing CRISPR-CAS9 e di come questa nuova tecnica possa essere sia interessante e innovativa quanto insidiosa.

Questa nuovo metodo, che ha valso un Nobel alle due ricercatrici che l’hanno scoperta, ha contribuito a raggiungere una nuova frontiera nella medicina e grazie ad essa si potrebbe aver trovato la cura alla progeria.
La progeria, conosciuta anche come sindrome di Hutchinson-Gilford, è una malattia molto rara che causa l’invecchiamento precoce fisico del paziente, portando il bambino ad essere affetto da patologie che solitamente colpiscono gli anziani. Questa sindrome da invecchiamento precoce conta ben 400 casi nel mondo, di cui cinque sono italiani.

Il metodo di gene editing è stato utilizzato per poter modificare il DNA, in particolare per modificare il gene della progeria, al fine di renderlo sano. L’innovazione in questo caso sta nel fatto che per la prima volta questo sistema non è solamente stato usato su un organo target, ma sull’intero sistema. La cura è stata provata sia in vitro che sugli animali, in particolare nei topi.

Il firmatario della ricerca pubblicata su Nature è Sammy Basso, alumno dell’Università di Padova e da anni il volto dell’Associazione Italiana Progeria Sammy Basso onlus ha dichiarato come questa sia «la prima volta che si parla di una vera e possibile cura per la Progeria e non solo di un aiuto. Una cosa che nessuno si sarebbe aspettato e invece è arrivata: non diciamo che siamo in grado di curare la progeria oggi, ma questo è il primo passo per una cura definitiva».

La «colpa» di questa sindrome è da imputare per circa il 90% dei casi al gene LMNA, che attivano il sito genetico exon 11. La variante A, che racchiude 50 amminoacidi, rimane soggetta a farnesilazione, ovvero ad una modifica post-traduzionale di proteine che costituisce un processo importante per le interazioni tra proteina, che induce alterazioni morfologiche e funzionali della membrana nucleare.

Il modello Lmna G609G/G609G, riassumendo le mutazioni genetiche avvenute, conferma una cosa importante. La progeria è causata proprio dall’accumulazione e non dalla perdita della «normal lamin A».
Tuttavia, sebbene siano state provate in precedenza tecniche e farmaci che tentavano di inibire questa variante, la tecnica di gene therapy CRISPR-CAS9 ha dato una valida alternativa nella cura della malattia e sembra che questa tecnica rieca a bloccare con successo l’accumulazione della «lamin A».

Recentemente è stato progettato un nuovo farmaco, lo Zokinvy, che costituisce ad oggi una buona e pratica alternativa contro la progeria. Questo farmaco, che è stato sviluppato grazie alla partecipazione di 62 bambini che lo hanno assunto per due volte al giorno per 11 anni ha confermato esiti positivi arrivando a ridurre la mortalità del 60%.
Il farmaco in questo caso, agisce sulla proteina mutata riuscendo a bloccare la sostanza che evita l’accumulo di queste proteine mutate.

Tuttavia, anche se questo farmaco ha presentato buoni risultati, ad oggi la vera soluzione sembra essere la CRISPR-CAS9 e pare che l’avvento di una cura definitiva sia vicino.

Per approfondire, consulta la pubblicazione scientifica.

Luisa Bizzotto

Laureata all'Università di Padova Ingegneria Chimica e dei Materiali, frequento il corso internazionale Susteinable Technologies and Biotechnologies for Energy and Materials presso l'Almamater Studiorum Università di Bologna. Scrivo per La Voce che Stecca dal 16 luglio 2015 e su queste pagine mi occupo di cultura, musica e sport, ma soprattutto di scienza, la mia passione.

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