Parla anche italiano la nuova produzione di idrogeno verde tramite elettrolisi

In questo ultimo anno Elon Musk non è il solo ad aver lanciato una campagna di investimenti nella chimica verde.
L’italiana Enel Green Power ha di recente firmato un accordo con NextChem, la controllata di Merie Tecnimont, per ampliare la propria produzione verso la realizzazione di idrogeno verde.

La nuova facility avrà sede negli Stati Uniti e si concentrerà sulla produzione di idrogeno tramite il processo di elettrolisi. L’obiettivo finale sarà l’approvvigionamento di una bioraffineria che è situata nel suolo a stelle e strisce.

E che cosa c’è di nuovo?
Normalmente l’idrogeno può essere ricavato da processi come lo steam reforming, la gassificazione del carbone o il cracking. Il principale problema, però, è dato dal fatto che questi processi utilizzano come fonte principale proprio gli idrocarburi, quindi risultano essere altamente inquinanti.

Il metodo dell’elettrolisi invece richiede «solamente» come materia prima l’acqua.
Infatti, la corrente attraversa l’acqua, dividendola in due e producendo ossigeno all’anodo e idrogeno al catodo.
Ovviamente, come è noto, questo processo richiede molta energia e questa sarà fornita dal Parco Solare Aurora, un impianto di Enel Green Power situato in Minnesota, che sfrutta un doppio ruolo. Questo impianto oltre a fornire elettricità attraverso i pannelli presenta una forte collaborazione con l’NREL, un progetto che promuove l’agricoltura rigenerativa e mira a eliminare il 63% delle emissioni.
Il parco solare, infatti, ha anche implementato allo stesso tempo alcuni innovativi metodi di pascolo e promuove lo sviluppo della flora e dell’ecosistema locale per incentivare il lavoro degli apicoltori locali.

Le bioraffinerie saranno l’industria del futuro, perché sono innovative e ottengono energia e prodotti chimici a partire dalle biomasse.
Per ora oltre a quelle conosciute che producono soprattutto etanolo e amido, vi sono quelle che vorrebbero arrivare a produrre idrocarburi al fine di avvicinarsi ed infine sostituire quelle attuali.

E l’idrogeno che c’entra in tutto questo?
L’idrogeno prodotto potrebbe proprio contribuire a rimuovere l’ossigeno presente al fine di creare biofuels.
Tuttavia, la cosa più importante è che questo tipo di innovazione si sta diffondendo a macchia d’olio anche in Italia e Spagna, e potrebbe portare alla realizzazione di ben 2 GW entro il non così lontano 2030.

Sicuramente, questo sistema, che è stato sino ad oggi bistrattato e non utilizzato a causa della sua complessità, potrebbe risultare utile a breve e potrebbe coprire circa il 23% della domanda energetica italiana in un futuro non molto distante.
Questa iniziativa segna il definitivo impegno dei grandi colossi nell’energia verde e segna l’inizio di una nuova era, che sembra collimare con il via libera dato da Biden, che appena dopo il suo insediamento ha confermato il proprio impegno in favore dell’ambiente.

Luisa Bizzotto

Laureata all'Università di Padova Ingegneria Chimica e dei Materiali, frequento il corso internazionale Susteinable Technologies and Biotechnologies for Energy and Materials presso l'Almamater Studiorum Università di Bologna. Scrivo per La Voce che Stecca dal 16 luglio 2015 e su queste pagine mi occupo di cultura, musica e sport, ma soprattutto di scienza, la mia passione.

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