Incidenti e cadute: le ossa raccontano la vita nel Medioevo

Lesioni sugli scheletri di centinaia di persone vissute a Cambridge nel Medioevo mostrano le fatiche dell’esistenza, ad ogni livello della società.

Un frate investito da un carro, una donna con la mascella fratturata, un uomo colpito in testa da un bandito: se oggi la vita è dura, non era certo una passeggiata nel Medioevo, dove scene come questa erano all’ordine del giorno. Uno studio su centinaia di scheletri umani condotto in tre diversi siti medievali nella città di Cambridge mostra che all’epoca era abbastanza comune finire con le ossa rotte, a prescindere dal ceto di appartenenza e dal tipo di esistenza che si conduceva.

Jenna Dittmar, archeologa dell’Università di Cambridge, ha rianalizzato con i colleghi i resti ossei rinvenuti in precedenti scavi in tre diversi luoghi della città inglese: un cimitero parrocchiale, un antico ospedale e un convento agostiniano. In totale sono stati studiati 314 scheletri di individui sopra i 12 anni, vissuti tra il 1100 e il 1530 circa: uomini e donne in alterne condizioni di salute impegnati in diverse mansioni, agricoltori, manovali, membri del clero. Quella che è emersa è una lunga lista di violenze dalle quali nessuno, nemmeno gli uomini di chiesa, sembrava immune. I danni alle ossa sono parsi più comuni tra le persone sepolte nel cimitero parrocchiale: fratture, spesso multiple, sono state trovate nel 44% degli individui inumati accanto alla chiesa di All Saints by the Castle e comunque il 32% di coloro che riposavano presso il convento. I primi avevano avuto probabilmente una vita faticosa, scandita dal lavoro nei campi o nelle costruzioni, rispetto ai religiosi o ai ricchi benefattori interrati presso il vicino convento.

Anche se le ossa rotte erano più comuni tra gli uomini, le donne non venivano risparmiate di certo. Sui resti di una donna di umili condizioni sono emersi i segni di una mascella rotta e in seguito guarita, fratture alle costole e la rottura di un piede. Non si può escludere che queste ferite siano avvenute in un singolo evento, ma in tempi moderni quel danno alla mandibola farebbe sospettare di violenze domestiche.

Lo studio non ha risparmiato sorprese. Una riguarda le fratture alle ossa delle persone sepolte presso l’ospedale, trovate soltanto nel 27% degli scheletri analizzati. Si potrebbe pensare che in una struttura di cura accedessero più spesso individui con lesioni da curare, ma l’assistenza offerta dagli ospedali del Medioevo era più di tipo pastorale, rivolta a pazienti soli e anziani, a persone molto povere o con malattie croniche come la tubercolosi. In questo contesto protetto era più raro farsi male (anche se un uomo mostra i segni della rottura di un ginocchio dovuta a una caduta).  Un altro fatto sorprendente riguarda l’assenza in questi scheletri di ferite inferte da armi, un’eventualità tutt’altro che rara, nel Medioevo. Non che in questo campione di umanità manchino le prove di lesioni violente: uno dei frati analizzati riuscì a sopravvivere a quello che è stato ricostruito come un agguato da parte di banditi. L’uomo morì con segni di una ferita alla testa causata da un oggetto dalla forma smussata e con un’altra ferita sul braccio ottenuta nell’intento di parare il colpo. Un suo confratello fu meno fortunato e perì probabilmente investito da un carro: le ossa del collo sono rotte, e ci sono fratture alle cosce simili a quelle delle persone travolte da un’auto.

Insomma, tutto sommato, non si vive male ora!

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