Movimento 5 Balle: una prece per il Grillo parlante

Due anni fa ieri pubblicavamo un articolo su queste pagine dal titolo «Movimento 5 Salme». Era il febbraio 2019 e il M5S, al tempo alleato di Matteo Salvini, aveva negato l’autorizzazione a procedere per il caso Diciotti nei confronti del leader leghista, usando come alibi un voto demenziale sulla piattaforma Rousseau. Oggi, due anni dopo, avremmo tranquillamente potuto riciclare quel titolo, ma – visto che non manchiamo di originalità e di fantasia – preferiamo proporvi una variante.

Il Movimento 5 Stelle, immolato due anni fa sull’altare della real politik nel caso Diciotti e risorto successivamente solo grazie a Giuseppe Conte che ha saputo dare un senso a un casino politico raro, è defunto nuovamente senza una ragione che ne possa giustificare il decesso. È vero, con la deleteria strategia di Matteo Renzi, il M5S era tra due fuochi: sostenere il governo Draghi, e quindi decidere di rimanere nella stanza dei bottoni però in compagnia di Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Matteo Renzi; oppure andare all’opposizione, e quindi rischiare che al governo si facesse il bello e il cattivo tempo magari distruggendo legge sulla prescrizione, reddito di cittadinanza e altri obiettivi raggiunti dal Movimento.

I pentastellati erano tra due fuochi e, come sempre succede quando non vogliono prendersi la responsabilità di una scelta, si rivolgono a Rousseau, manco fosse un oracolo. Di fronte a un fumoso quesito che prometteva miracoli con Draghi e nessun contro a questa scelta (nemmeno il fatto di governare con il pregiudicato Silvio Berlusconi), gli iscritti alla piattaforma hanno votato «Sì» al 60%. Nel frattempo a Beppe Grillo succede qualcosa: il sedicente «Elevato» parla di «Perseveranza» che «atterra alla Camera» (rifacendosi alla sonda Perseverance che è atterrata su Marte) e intona il mantra «I grillini non sono più marziani». Complimenti. È lo stesso comico che paragonava Draghi a Dracula ma che poi con il vampiro si è seduto a tavola e gli ha offerto la sua vena in cambio di un fantomatico superministero che poi inspiegabilmente è diventato una minchiata.

Ovviamente però nel Movimento non tutti sono «pronti alla morte» e quindi ecco i dissidenti che, fottendosene – giustamente – di Rousseau, fanno loro il dettame costituzionale che vieta il vincolo di mandato e votano «No» alla fiducia al governo Draghi. Non parliamo di personaggi da soap opera che credono alle scie chimiche oppure che sono in parlamento per meriti mai chiariti. Stiamo parlando di personalità anche del calibro del presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra. Che fare con costoro? Costruire un dibattito interno al M5S, che è la più grande lacuna di questa forza politica? Macché, questi sudici traditori vanno ovviamente espulsi. E a occuparsene è Vito Crimi, noto statista, che da un anno ricopre ad interim la funzione di capo politico dei 5 Stelle.

Ora che faranno i parlamentari espulsi? Creeranno una nuova forza politica, facendo proprie le peggiori tradizioni separatiste della sinistra? Gli elettori intanto li abbandonano per dedicarsi alla brutta pratica dell’astensione, contro cui il M5S delle origini era stato un ottimo antidoto. Aveva ragione Mario Natangelo, in una vignetta di un po’ di anni fa: alla fine rimarrà solo Beppe Grillo e a quel punto non potrà fare altro che mandarsi a fanculo da solo.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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