Gelate d’aprile: come reagisce l’agricoltura

In questo periodo dell’anno, come negli anni precedenti, ci si aspetterebbe di poter fare le prime passeggiate serali tra le vie del quartiere assaporando i profumi dei fiori primaverili e godendosi i tramonti all’orizzonte, ma tutto questo ancora non è realtà a causa di un unico colpevole, la risalita dell’anticiclone delle Azzorre fin verso l’Islanda, con la conseguente discesa di aria molto fredda dal suo bordo orientale.

Se alla fine di marzo, con temperature che toccavano i 25°/30°, pensavamo stessimo entrando di diritto nel clima primaverile, ci siamo sbagliati di grosso, perché intorno al 5 di aprile le temperature si sono abbassate precipitosamente causando danni economici che non riguardano solo la mancata degustazione di un gelato in compagnia della morosa seduti al parco, ma soprattutto danni a livello agro-alimentare.

La settimana scorsa molte coltivazioni italiane sono state danneggiate dalle gelate, cioè dagli abbassamenti intensi e improvvisi delle temperature, che nella notte tra il 7 e l’8 aprile sono scese fino a -7 °C in alcune parti della Pianura Padana e della Toscana. Questo repentino abbassamento delle temperature ha danneggiato non solo gli agricoltori che avevano piantato le semenze e i germogli erano già sbocciati (ad esempio: melanzane, zucchine, peperoni), ma anche coloro che sono in possesso di vigneti o alberi da frutto poichè la gelata è andata ad inficiare sui fiori o frutticini non permettendo una regolare fioritura o crescita degli stessi.

La Professoressa Francesca Ventura, docente di agrometeorologia all’Università di Bologna ha commentato le gelate di questi giorni: «Il problema non è la gelata, ma l’effetto che ha sulle piante a seconda della fase fenologica in cui si trovano. Se è pieno inverno, non ci sono gemme, deve essere davvero estrema per fare danni. Se invece ci sono organi sensibili al freddo, questo può causare un danno irreversibile per quella stagione. Sono le tempistiche che non funzionano più: le piante hanno un loro contatore fisiologico interno legato alle condizioni meteorologiche, fioriscono quando percepiscono l’arrivo della primavera. Ora fa caldo prima che in passato, perciò le piante fioriscono prima».

Sono diverse le tecniche che vengono utilizzate per evitare di far gelare le piante.
Per ciò che riguarda le piantagioni a «suolo» le piante possono essere coltivate all’interno di serre riscaldate o meno per evitare il contatto con gli agenti atmosferici.
Per ciò che concerne invece le coltivazioni a soprassuolo (frutteti o vigneti) si può intervenire in due modi: accendendo dei piccoli falò lungo i filari per mantenerli al caldo (tecnica inventata in Francia ed oggi applicata anche in Italia), o applicando la tecnica «antibrina», la quale consiste nell’utilizzare l’impianto di irrigazione per spruzzare acqua nella parte superficiale della pianta per far in modo che si formi uno strato superficiale di ghiaccio non molto spesso, il quale, fungendo da isolante, non permette alla pianta di andare sotto 0°c come invece potrebbe fare l’aria esterna (tecnica utilizzata anche in questi giorni in Emilia Romagna, Trentino Alto Adige e Lombardia).

Tutte queste tecniche, le quali vanno ad aumentare le voci di spesa dell’agricoltore per la salvaguardia del prodotto finale, devono essere tenute in considerazione al momento dell’acquisto del prodotto dal fruttivendolo di fiducia o dal supermercato vicino casa. Molto spesso non ci si rende conto del lavoro che viene svolto prima di acquistare, ad esempio, una mela.

Simone Romanato

Nato a Padova il 30 Aprile 1997, dove vive. Ha studiato presso l'Istituto Tecnico per Geometri Belzoni. Ha frequentando l'Istituto Tecnico Superiore per il Risparmio Energetico ITS-RED Academy Attualmente lavora come Geometra

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