Il megalodonte, tra mito e realtà

Diventata oramai una creatura del passato per gli studiosi, il megalodonte ispira la curiosità di moltissime persone a causa delle leggende che riguardano la sua esistenza fino ai giorni nostri.

Il megalodonte è, o meglio dire era, uno squalo delle dimensioni poco più grandi di una balenottera i cui denti arrivavano ad una lunghezza di 17 cm. Si stima sia vissuto fino a circa 2,6 milioni di anni fa e la sua estinzione è giunta verso la fine dell’era del Pilocene. Viveva per la maggior parte della sua esistenza in acque basse (misura abbastanza relativa data la sua grandezza rispetto a noi) vicino alla costa, dove si ritiene cacciasse balene o altri squali predatori, difatti fu proprio lungo queste acque, soprattutto quelle dell’Oceano Pacifico e dell’Oceano Indiano, che sono stati ritrovati i resti che ci portano a capire quanto fosse grande. Non essendo mai stato osservato in acque basse, coloro che ritengono che il megalodonte esista ancora ritengono che viva in acque profonde, ma è proprio questa tesi ad essere confutata dagli studiosi, poiché gli stessi ritengono che il megalodonte non abbia mai vissuto in acque profonde. Inoltre un cambiamento del loro metabolismo, dalle acque poco profonde a quelle profonde, in pochi migliaia di anni, non sarebbe possibile.

Purtroppo, a differenza di ciò che è avvenuto per i dinosauri, non sono stati trovati scheletri interi di questo animale, perciò gli studiosi hanno potuto solo interpretare e studiare i resti per poi ipotizzare la grandezza media del suo corpo.

Lo studio, guidato da Jack Cooper insieme ai colleghi dell’Università di Swansea e pubblicato sulla rivista Scientific Reports, per riuscire a definire le reali dimensioni del megalodonte ha visto l’utilizzo di metodi matematici e confronti con alcuni dei suoi discendenti odierni più noti, cinque specie di squali «moderni» che hanno portato alla definizione delle misure pubblicate. Lo studio ha rivelato che la lunghezza media del megalodonte poteva arrivare a 16 m e la sua pinna posteriore(quella che esce dall’acqua se lo squalo è immerso di poco) toccava un’altezza di 3,8 m, mentre la massa dell’animale si ritiene variasse dalle 60 alle 80 tonnellate. Particolare importanza è data dalla grandezza di una mascella ritrovata, la quale misura 2,5 m in altezza ed un suo morso poteva raggiungere una pressione di 500kg/mq.

Perciò, se da un lato il megalodonte porta ancora moltissime persone a cercar di capire se tra leggende e miti esiste veramente, è altrettanto vero che la sua presenza si deve oramai dare per estinta. Di un solo dato si trovano d’accordo gli studiosi e gli appassionati, ovvero che il 90% delle acque profonde deve ancora essere esplorato e, a quanto pare, è nell’interesse d’entrambi che queste acque siano esplorate il prima possibile, sia per verificare se questo animale esiste ancora, sia per trovare nuove forme di vita.

Simone Romanato

Nato a Padova il 30 Aprile 1997, dove vive. Ha studiato presso l'Istituto Tecnico per Geometri Belzoni. Ha frequentando l'Istituto Tecnico Superiore per il Risparmio Energetico ITS-RED Academy Attualmente lavora come Geometra

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