Trizzino (M5S) contro Cingolani, ma Di Paola e Lorefice spengono l’incendio e chiedono al Ministro di essere coerente

Il fisico Roberto Cingolani, alla guida del Ministero della Transizione Ecologica, dopo aver rilasciato la Via (valutazione d’impatto ambientale) per undici nuovi pozzi di idrocarburi, torna nell’occhio del ciclone, sotto le critiche delle associazioni ambientaliste: Greenpeace, Legambiente e WWF.
Ad accendere la miccia nel Movimento 5 Stelle siciliano è il deputato regionale Giampiero Trizzino, facilitatore nazionale per l’Ambiente del Team del Futuro (orbita casaleggiana del Blog delle Stelle), che, dal suo profilo facebook, dichiara di valutare l’azione del Ministro Cingolani come una violazione del mandato.
In Sicilia, infatti, emerge la firma di Cingolani sul giacimento di metano Lince 1, situato a 24 km dalla costa tra Gela e Licata.
Nuccio Di Paola, anch’egli deputato regionale del M5S, nonché gelese, intervistato dai nostri microfoni corre, invece, a spegnere l’incendio.

«Se c’è qualcosa che non va, occorre far di tutto, affinché si possa concertare e interloquire con il Ministro. Il M5S sostiene il governo nazionale e, quindi, se il Ministro compie un atto che non va nella direzione prospettata dal M5S, piuttosto che ricorrere ai post su Facebook, preferisco le discussioni presso le sedi istituzionali, incontrando il Ministro.
Detto ciò, il M5S si è sempre battuto contro le trivelle, oggi considerabili antieconomiche, in quanto ci si sta muovendo verso l’abbandono del fossile.
Ricordo che queste richieste di autorizzazione riguardano gli anni passati, periodo in cui non era presente un governo a trazione M5S.
Il M5S, dal canto suo, dal 2014 ha bloccato qualunque tipo di autorizzazione relativa alle perforazioni in mare.
Insieme ai colleghi che lavorano in campo nazionale, quindi, faremo di tutto per garantire che si vada nella direzione che il M5S ha seguito negli anni». 

Il senatore Pietro Lorefice rincara la dose e ribadisce: «Non abbiamo affatto dimenticato la stella dell’ambiente».
Poi si dedica alle dovute precisazioni :
«Si parla spesso impropriamente di autorizzazioni, ma occorre soffermarsi sul fatto che, nell’ambito del procedimento amministrativo in essere, è stata soltanto raggiunta la conclusione della Via (Valutazione d’Impatto Ambientale), avviata nel 2014, sotto il Governo Renzi, e durata oltre 7 anni, ma che, paradossalmente, si sarebbe dovuta raggiungere a sei mesi dall’incardinazione.
Fino a quando abbiamo avuto alla guida del Ministero dell’Ambiente Sergio Costa, abbiamo lavorato affinché fosse disposto il blocco delle trivellazioni, mediante provvedimenti normativi.
Ne segue, pertanto, che non esiste, ad oggi, alcuna autorizzazione amministrativa finale.
Il nostro impegno consiste nell’impedire le trivellazioni sia a mare che a terra».

Si rivolge, inoltre, agli ambientalisti e all’opinione pubblica:
«Al nostro fianco ci sono i movimenti ambientalisti e la maggior parte dei cittadini italiani, ai quali rivolgo un appello: uniamo le forze, apriamo i canali di comunicazione e facciamo capire che il modello richiesto dal mondo intero è legato all’abbandono delle fonti fossili.
Perfino entità come gli Stati Uniti d’America, che hanno ingenti risorse di gas, con costi inferiori a quelli dell’Italia, stanno abbandonando tale direttrice.
Nel medesimo senso, al tempo stesso, procede l’Unione Europea.
Solo un Governo miope può ritenere di continuare a perforare piccoli giacimenti, che, rispetto alle richieste italiane, sono destinati ad esaurirsi in pochi mesi».

Carmen Calì

Classe 2000, figlia del XXI secolo e delle sue contraddizioni. Ho conseguito la maturità presso il Liceo Classico Eschilo di Gela e frequento la facoltà di Giurisprudenza presso l'Università di Trento

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