Il grafene, il materiale del futuro anche in ambito sanitario

In questo blog vi avevamo parlato già dell’uso del grafene per la creazione di super batterie a lunga durata.
Questo materiale, ancora ad oggi poco conosciuto, potrebbe portare alla svolta di tutta l’industria, a partire da quella chimica fino ad arrivare a quella presente nella vita di tutti i giorni.

Il grafene è semplicemente composto da uno strato di carbonio monoatomico e da oggi potrà essere conosciuto non solo per il suo impiego nel campo dell’elettronica e industriale, ma anche in quello sanitario.
Infatti, dalle ultime ricerche, emerge che questa particolare «forma di carbonio» potrebbe essere usata come carrier, ovvero come vettore, per il delivery dei principi attivi presenti nei farmaci.
Questa applicazione è stata riconosciuta e diffusa dalla rivista Biomaterials, dove è stato studiato l’utilizzo di questo materiale per la creazione di farmaci per il trattamento degli stati d’ansia.

In questo studio, condotto dai ricercatori della SISSA di Trieste, il target analizzato si è focalizzato in particolare sull’ansia prodotta dal disturbo da stress post traumatico, analizzando il comportamento ansioso di alcune cavie. L’esperimento è stato reso possibile dal fatto che i piccoli animali anche nei giorni successivi erano indotti a response ansiosi tramite il contatto con alcuni odori per loro fonte di pericolo. In questo caso i topolini sono stati messi a contatto con l’odore di un felino predatore come il gatto. I ricercatori hanno poi inserito nell’amigdala dei topolini il nanomateriale formato da grafene al fine di bloccare l’attività delle sinapsi.
Sorprendentemente, grazie a questo inserimento gli stati di ansi a sono stati bloccati con successo, facendo sparire ogni tratto di ansia.
Tuttavia, il problema poi è stato il comprendere il funzionamento di queste particelle nell’organismo. Al fine di fare questo, alcuni campioni di amigdala sono stati prelevati e si è potuto verificare come l’ossido di grafene sia in grado di ridurre la produzione di neurotrasmettitore glutammato. Infatti, questa sostanza sembra essere la responsabile della generazione di alcune patologie neurodegenerative a anche la fote di molti disturbi psichiatrici.

Inoltre, queste ricerche sono state provate anche da un altro studio, che è possibile trovare su Nano Letters, e che attesta come i fiocchi di ossido di grafene siano in grado si diminuire esponenzialmente l’attività del neurotrasmettitore glutammato senza arrecare alcun danno. Questa teoria è stata verificata in questo studio datato 2019 sia in vitro che in vivo.
Oltre a questa applicazioni, i ricercatori hanno anche paventato l’idea che il grafene possa trovare applicazione anche come mezzo antitumorale e antimicrobico.

Addirittura ultimamente si parla dell’utilizzo del grafene come componente per la realizzazione di mascherine chirurgiche contro il Covid-19.
L’unico problema è dunque la sua «giovinezza». Il grafene esiste da soli diciassette anni e, se si pensa solamente a come altri materiali come il litio siano stati scoperti dagli inizi del ‘900, si può comprendere quale sia la ragione che spinge il mercato a non volerlo ancora commercializzare.
Tuttavia, lo studio di questo materiale aumenta sempre più dato l’enorme potenziale che il grafene fornisce e l’enorme applicabilità nei campi più svariati, tra i quali anche quello farmaceutico.

Luisa Bizzotto

Laureata all'Università di Padova Ingegneria Chimica e dei Materiali, frequento il corso internazionale Susteinable Technologies and Biotechnologies for Energy and Materials presso l'Almamater Studiorum Università di Bologna. Scrivo per La Voce che Stecca dal 16 luglio 2015 e su queste pagine mi occupo di cultura, musica e sport, ma soprattutto di scienza, la mia passione.

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