Il ruolo delle accademie scientifiche e le differenze tra la Royal Society e l’Académie Royale des Sciences

Gli strettissimi vincoli dogmatici che limitavano la ricerca scientifica furono la base fondante delle accademie scientifiche. Quest’ultime nacquero con l’obiettivo di poter offrire delle piattaforme di ricerca libere dal dogmatismo religioso, che andava a inglobare anche il lavoro delle università. Le accademie erano, nella maggior parte dei casi, collegate a opere di mecenatismo; in altri casi, si distinsero per un’attività di carattere privato e, nel contesto francese, ebbero vita all’interno del contesto pubblico.

La prima accademia scientifica, «L’Accademia dei Lincei», fu fondata a Roma nel 1603, su iniziativa di Federico Cesi. Il suo emblema, la lince, fu scelto come riferimento visivo al legame che l’attività di ricerca interna avrebbe dovuto avere: un’indagine scientifica che guardasse lontano, in dettaglio, staccandosi dalla vecchia didattica universitaria, ritenuta ormai antica. I suoi ambiti di ricerca spaziavano dalla chimica alla botanica, passando per la filosofia e l’astronomia, astenendosi – per non incorrere in censure – dal campo politico e religioso. Ebbe uno statuto proprio, denominato «Il linceografo» e vide la cooptazione di importanti personalità, una tra tutte Galileo Galilei. In riferimento a Galilei, l’accademia pubblicò, nel 1623, la sua opera «Il Saggiatore» e lavorò inizialmente anche al controverso «Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo». Fu la morte di Cesi, nel 1630, a bloccare il canale di pubblicazione inizialmente scelto da Galilei.

In riferimento alle accademie scientifiche esterne al contesto italico, la «Royal Society» è storicamente la più importante dell’età moderna. La sua fondazione risale al 28 novembre 1660, anche se il riconoscimento ufficiale (e non il finanziamento) da parte di Carlo II avvenne solo nel 1662 e la denominazione conosciuta fu assunta solo nel 1663. Tra gli innumerevoli e importanti membri si ricordano: Boyle, Leibniz, Hooke e Newton. Quest’ultimo in particolare, nell’arco temporale che va dal 1703 al 1727 ne assunse la presidenza. Le materie oggetto di ricerca si concentrarono prevalentemente sulla matematica e la filosofia naturale e uno dei personaggi più importanti fu Henry Oldenburg, segretario dal 1662 al 1677. Si distinse, inoltre, per aver fondato, nel 1665, il primo periodico scientifico: il «Philosophical Transaction of Royal Society», dove trovarono spazio anche contributi esterni ai membri associati.

Una concezione di ricerca scientifica pubblica fu la risposta francese alla Royal Society: «l’Académie Royale des Sciences». Fu fondata a Parigi il 22 dicembre 1666 su ferrea volontà del Ministro delle Finanze francese Colbert, che colse immediatamente l’uso politico-strategico della ricerca scientifica. Essa, per Colbert, avrebbe dovuto essere indirizzata a finalità pratiche che avessero ricadute applicative per lo Stato. Le materie d’interesse spaziarono dalla meccanica alla cartografia, passando per l’ingegneria, l’idraulica, la matematica e l’astronomia.

La differenza fondamentale rispetto alla Royal Society fu il sovvenzionamento delle attività di ricerca interamente pagate dalla corona, Luigi XIV, che per primo pagò un salario ai ricercatori e offrì un alloggio. Quest’ultimo aspetto non è di poco conto, considerando il fatto che le riunioni avevano una cadenza ben precisa: per due volte a settimana i ricercatori, selezionati personalmente dai ministri e da loro indirizzati nella ricerca, si riunivano per svolgere l’attività. Il numero dei membri, nel corso degli anni, non crebbe esponenzialmente: si passò dai 20 membri del 1666 ai 34 del 1699.

Anche a livello di pubblicazioni, seppur in forma non ufficiale, l’idea di Oldenburg fu anticipata di pochi mesi, sempre nel 1665, dalla creazione del «Journal des Savants», l’organo in cui furono pubblicate le ricerche effettuate dall’Académie. Tra le tante, si ricordano: la prima cartina dettagliata della Francia, studi approfonditi sulla digestione e la costruzione delle fontane di Versailles.

Simone Usai

Simone, ventisettenne sardo, ha vagato in giovanissima età per il Piemonte, per poi far ritorno nell'isola che lo richiamava. Ama scrivere su tematiche politiche ed economiche. Legge per limitare la sua ignoranza.

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