Medicina della riproduzione: 1 coppia su 5 costretta a ricorrervi

La medicina della riproduzione sta diventando una branca sempre più ampia e importante della scienza medica. Al giorno d’oggi, infatti, si sta progressivamente diffondendo il problema della ricerca di un figlio che non arriva. Le coppie che necessitano di un aiuto medico per riuscire a concepire sfiorano addirittura il 20-25%. Una coppia è definita infertile quando non riesce a concepire dopo un anno di rapporti non protetti e regolari (cioè, in media, un giorno sì e uno no).

Le cause di infertilità di coppia risiedono per un 25% nel fattore maschile (tra cui possono rientrare diverse patologie quali varicocele, torsione testicolare, e altro); il 20% dei casi vede una compartecipazione di cause maschili e femminili; il restante 55%, invece, riguarda puramente l’apparato riproduttore femminile: tra i principali problemi ci sono una ridotta riserva ovarica (13%), il fattore tubarico (9%), anovulazione, endometriosi, e altre patologie minori.

L’Europa è attualmente il primo posto al mondo per frequenza di procreazioni assistite, seguita dall’Asia e dagli Stati Uniti. Ad oggi, più di 8 milioni di bambini sono venuti al mondo grazie a una provetta (cioè tramite la fecondazione in vitro). Generalmente, se si pensa alla procreazione medicalmente assistita, si immagina solamente la fecondazione in vitro, tuttavia molti non sanno che vi rientrano diverse pratiche, classificate generalmente in tecniche di primo e di secondo livello.

Le tecniche di primo livello sono le meno invasive e consistono nell’induzione dell’ovulazione tramite una terapia farmacologica. In aggiunta a tali farmaci, è possibile depositare il seme purificato e capacitato (cioè ripulito da tutto ciò che non è necessario) direttamente all’interno dell’utero in modo da facilitare la fecondazione. Tale pratica ha un tasso di successo del 20% per ogni tentativo ed è riservato a coppie giovani che cercano una gravidanza da un tempo relativamente breve.

Le tecniche di secondo livello sono invece quelle più famose: consistono in una fecondazione che avviene all’interno di una provetta, partendo dall’ovocita della donna e dallo spermatozoo dell’uomo. Per arrivare a questo risultato, è necessario stimolare molto l’ovulazione nella donna: tramite una terapia ormonale si spinge l’ovaio a produrre anche fino a 10 ovuli, che vengono prelevati sotto guida ecografica. A questo punto, si hanno due opzioni: si può fare la FIVET, cioè mettere semplicemente gli ovuli insieme agli spermatozoi e attendere che la fecondazione avvenga spontaneamente; in alternativa, esiste la ICSI, per cui si inietta uno spermatozoo direttamente dentro un ovulo (tale pratica viene attuata in caso di un seme particolarmente compromesso).

La procreazione medicalmente assistita ha fatto grandi passi avanti anche grazie a nuove norme che permettono una pratica ancora più efficiente e sicura per la donna: dal 2009 è possibile, infatti, crioconservare gli embrioni. Prima di allora, era necessario impiantare tutti gli embrioni ottenuti, con il rischio di incorrere in una gravidanza gemellare (che ha rischi molto maggiori rispetto a una singola) e di dover ripetere l’intero processo in caso di fallimento dell’impianto. Oggi, invece, con un solo ciclo di prelievo ovocitario, si possono poi fare più tentativi di impianto con un embrione alla volta, eliminando entrambi i problemi. È anche possibile fare diagnosi preimpianto come screening per sindrome di Down o patologie genetiche gravi.

Inoltre, dal 2014, è possibile effettuare la fecondazione eterogamica, cioè con donazione di ovuli, di sperma o di entrambi. Essa non è scevra da rischi: in una gravidanza spontanea, l’embrione è al 50% uguale alla madre; in caso di eterogamica, invece, è al 100% diverso dalla madre, il che aumenta la probabilità di alterazioni nella risposta del sistema immunitario nel corso della gravidanza. I bambini, comunque, non hanno particolari complicanze. D’altro canto, il successo è del 50%, quindi molto alto, perché partire da un ovocita giovane e sano è fondamentale per la buona riuscita della pratica.

Sofia Roero

Sono una studentessa della facoltà di Medicina e Chirurgia di Torino. Scrivo principalmente di argomenti scientifici, tentando di divulgare ciò che più mi appassiona.

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