Una buona notizia: la lingua dei segni è ufficialmente riconosciuta

Sembrava impossibile, ma ce l’abbiamo fatta.

Non a riportare il tesoro a casa per poi degustare un noto amaro come in quella pubblicità ormai datata, ma a ratificare la convenzione ONU che riconosce alla lingua dei segni la dignità di una lingua vera e propria. La citazione non è casuale, in quanto la ratifica dall’accordo internazionale da parte dell’Italia risale al 2009, più di dieci anni fa, quando lo spot andava per la maggiore. Da allora, tuttavia, silenzio totale dal Parlamento e dai vari governi che si sono succeduti.

A ovviare a questo enorme buco legislativo è infine intervenuto l’articolo 34-ter del Decreto Sostegni, votato alla Camera il giorno 19 maggio, sebbene manchino ancora all’appello i decreti attuativi. La votazione riconosce ufficialmente lo status di traduttori professionisti per gli interpreti della Lis (lingua italiana dei segni) e della List (versione tattile utilizzata dai sordociechi), consentendo dunque l’istituzione corsi universitari ad hoc, nonché la necessità di garantire il servizio di traduzione durante gli eventi pubblici. Esulta l’Ente Nazionale Sordi, dopo un decennio di battaglie per questo atto dovuto, ma soprattutto perché si potrà istituire una formazione adeguata che non dipenda dalla serietà e dall’etica dei privati che se ne sono occupati finora.

Non si tratta assolutamente di una questione di nicchia: nel 2015 un’indagine Istat ha rilevato che più di 8,5 milioni di italiani sono affetti da limitazioni moderate dell’udito e 2 milioni di essi ne soffrono di gravi. I sussidiati dallo stato per sordomutismo, ai quali non è concessa altra via di comunicazione, sono 45 mila. Per gli altri, l’utilizzo e l’accessibilità del Lis risulta un’opzione comunicativa in più, utile per ovviare ad alcuni problemi quali la mal sopportazione degli apparecchi cocleari che taluni di essi manifestano in determinate circostanze o eventuali danni alle protesi acustiche.

In una stagione politica in cui tutti si proclamano a favore dell’inclusione delle persone disabili, ma poi di passi concreti e sostanziali ne fanno ben pochi (pensioni d’invalidità bloccate a cifre da fame, piani per l’abbattimento delle barriere architettoniche inesistenti, tagli sempre più progressivi a insegnanti e programmi scolastici di sostegno), finalmente arriva una buona notizia.

Marco Ferreri

Classe 1993, volevo fare il giornalista ma non ho la lingua abbastanza svelta. Mi arrabatto tra servire pietanze, aprire e consumare bottiglie di vino, crisi esistenziali, argomenti complessi, riflessioni filosofiche di cui non frega niente a nessuno e giochi di ruolo. Amo il paradosso, dunque non posso essere più felice di stare al mondo.

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