Nasce il progetto «Padova città delle api» per la protezione di questi insetti

In passato sul nostro blog, in questo articolo, è stato trattato il tema dell’importanza della presenza delle api nell’ecosistema naturale, tenendo conto degli effetti che la mancanza delle api hanno sull’agricoltura a causa di una continua impermeabilizzazione del suolo, dell’utilizzo di pesticidi e, perchè no, dello sfalcio dell’erba.

Se dovessimo prendere in considerazione una città per capire come le sue modifiche urbanistiche possono aver comportato un peggioramento nella presenza delle api sullo stesso territorio, potremmo adottare come esempio il Comune di Padova. Esso si estende per 9300 ettari e, come fa notare la CIA (Confederazione Italiana degli Agricoltori) di Padova, nel 2021 la superficie impermeabilizzata è risultata pari al 49,4% della superficie totale, poichè nell’ultimo anno si è andati a impermeabilizzare ulteriori 24,8 ettari, pari a circa 35 campi da calcio. Con questa percentuale Padova si attesta come primo comune per consumo di suolo in Veneto e come sesto comune in tutta Italia. Se dai 9300 ettari togliamo la metà, quelli cementificati, otteniamo 4600 ettari (per difetto) non impermeabilizzati, dai quali però, se vogliamo capire quanto terreno «naturale» hanno a disposizione le api, dobbiamo togliere gli ettari dei campi agricoli e gli ettari dei parchi. Dal P.A.T.(Piano Assetto Territoriale) del comune redatto nel 2014, la somma degli ettari utilizzati per l’agricoltura e degli ettari utilizzabili per l’agricoltura è pari a 3032, mentre la superficie riguardante i parchi è pari a 188 ettari. Con questi dati è possibile capire che i restanti ettari, pari a 3220, sono quelli disponibili per la raccolta del nettare da parte delle api, poiché ricadenti nei giardini degli immobili. Di questi ettari, però, bisogna tenere in considerazione che non sono terreni incolti dove nel periodo primaverile ed estivo le piante crescono incurate, ma sono sottoposti ad una continua manutenzione, come lo sfalcio dell’erba, proprio come lo sono i fossi ai lati della strada la cui erba è tagliata dalle aziende su indicazione del Comune. Perciò, se a guardare le carte il terreno disponibile per la crescita della presenza delle api sul nostro territorio è pari a circa 1/3 della superficie comunale, d’altro lato è necessario sottolineare che questi terreni non sono incolti, quindi i fiori su cui le api vanno a prendere il nettare potrebbero non esserci, proprio a causa dello sfalcio dell’erba. Per questo motivo è necessario creare delle zone adatte alla permanenza delle arnie ed altre alla raccolta del nettare da parte delle api, ed è proprio in base a questo principio che il Comune di Padova ha iniziato un progetto chiamato «Padova città delle api». Il progetto prevede l’installazione di alcune arnie di api mellifere all’interno di un’area recintata adiacente ad una zona molto adatta al pascolo di questi insetti impollinatori, perché ricca di prato di trifoglio, tarassaco e alberi a medio fusto.

Tra le attività previste ci sono:

la riduzione dell’uso di pesticidi;

la messa a dimora delle specie vegetali più ricche di nettare;

sfalci mirati per lasciare intatte alcune zone di prato spontaneo, ricco di fioriture;

la creazione dei cosiddetti bugs hotel, per incentivare la permanenza degli insetti.

Questo, per adesso, è solo un progetto sperimentale, ma fa parte di un progetto nazionale chiamato «Comuni amici delle api» improntato sulla sostenibilità ambientale.

Simone Romanato

Nato a Padova il 30 Aprile 1997, dove vive. Ha studiato presso l'Istituto Tecnico per Geometri Belzoni. Ha frequentando l'Istituto Tecnico Superiore per il Risparmio Energetico ITS-RED Academy Attualmente lavora come Geometra

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