Marco Rizzo, un bravo comunista di destra

In questi giorni ho letto (con due mesi di ritardo) un’intervista a La Verità di Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista ed ex parlamentare ed europarlamentare. Casus belli il discorso a favore del ddl Zan pronunciato da Fedez sul palco del «Concertone» del Primo Maggio. Citiamo: Fedez «poteva dire che abbiamo perso un milione e mezzo di posti di lavoro: non l’ha detto. Poteva dire che le multinazionali non pagano le tasse: non l’ha detto». E, dopo aver cercato di imporre al rapper (privato cittadino, che non ricopre alcuna carica pubblica) il discorso giusto da fare, conclude che Fedez «non sapevo nemmeno chi fosse».

Marco Rizzo a un certo punto nell’intervista si scorda di essere il segretario del Partito Comunista e spiega: «La battaglia per i diritti civili è un’arma di distrazione di massa per coprire le nefandezze compiute sui diritti sociali». Quindi, miei cari concittadini, secondo Rizzo siamo costretti a scegliere tra diritti sociali e diritti civili, perché entrambi non possiamo avere. Ma il comunista di destra (mi perdonino i liberali, non parlo della loro destra) seguita: «Se passa il ddl Zan potrei essere punito. È una legge costrittiva. Io rivendico il mio diritto di esprimere un’opinione supportata da fatti». E in questo Rizzo si aggiunge al coro di chi, stranamente appartenente sempre all’estrema destra, crede che il ddl Zan sanzioni le opinioni e non le discriminazioni e le violenze con matrice discriminatoria.

Ma l’intervista prosegue e Marco Rizzo continua a rivelarsi per quello che è, cioè un uomo fuori dal tempo e dalla sinistra. «In quel disegno di legge ci sono altre follie», sentenzia. E l’intervistatore, Federico Novella, gli chiede «Per esempio?». Il segretario del Partito Comunista di destra spiega: «La definizione del sesso. Mi sveglio una mattina e decido che sono una donna, e posso usufruire delle quote rosa? È il mondo al contrario». A parte che c’è una differenza sostanziale tra sessoidentità di genere, giunti a questo punto sorge spontanea una domanda: ma Marco Rizzo ha letto il ddl Zan? Oppure si è informato da un’ipotetica tele-Reazionaria?

Senza contare la sentenza sull‘«utero in affitto» (perifrasi orrenda per parlare della gestazione per altri): «Io mi sono sempre impegnato a combattere l’utero in affitto: una pratica nazista, degna del dottor Mengele». Un’opinione legittima, seppur in netto contrasto con quella dell’autore di questo articolo, ma che non tiene conto del fatto che nel ddl Zan di gestazione per altri non si parla.

Stendiamo un velo pietoso sul commento che Rizzo fa degli smalti per uomini sponsorizzati da Fedez, come se nel 2021 un uomo non avesse il diritto di mettersi uno smalto senza incorrere nell’ira funesta (e inconcludente) del segretario del Partito Comunista.

Alle elezioni per la Camera del 2018, il Partito Comunista ha preso lo 0,33%. Meno di CasaPound, del Popolo della Famiglia di Mario Adinolfi e di Forza Nuova, tanto per capirci. Se Marco Rizzo si diverte a essere segretario di un partito senza elettori, buon per lui, c’è chi si accontenta di poco. Ma prima di dare lezioni a Fedez, che non è un avversario politico e che – con tutti i suoi limiti – sta facendo riavvicinare molti giovanissimi alla politica, forse dovrebbe capire che in democrazia il consenso è fondamentale. Ed è difficile trovare consenso quando passi il tuo tempo a parlare degli smalti per uomini, come se fosse questo il problema dei lavoratori. Sono allibito.

Tito Borsa

Giornalista professionista e fotografo. Ho pubblicato vari libri tra storia, inchiesta giornalistica e fotografia

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