Green pass obbligatorio: l’inaccettabile disparità di trattamento fra vaccinati e non

È di approvazione recente il Green Pass, un documento che certifica l’avvenuta vaccinazione, la negatività al test anti-Covid o la guarigione dopo il contagio da Sars Covid-2. Il documento avrà una durata di 6 mesi per chi è guarito dal Covid-19 o è stato vaccinato, mentre per coloro che effettuano il test rapido, la validità sarà di 48 ore. Il provvedimento risulta avere dei profili di dubbia costituzionalità per il fatto che, come di consueto è avvenuto in questo periodo di emergenza Covid, esso non è stato approvato da nessuna legge del Parlamento e tale procedimento non è ammissibile per quei provvedimenti che limitano la libertà personale.  Per di più, recentemente è pervenuta la vicenda della Corte di Strasburgo che si è pronunciata sui criteri che possono permettere l’entrata in vigore dell’obbligo vaccinale, ossia la certezza assoluta della sicurezza dei vaccini e della loro efficacia nel superamento definitivo della pandemia. Una certezza a cui non si può giungere, sia per il fatto che il tempo necessario per la verifica dell’efficacia e della sicurezza dei vaccini Covid è stato molto minore rispetto ai vaccini precedentemente messi in commercio, sia per la presenza di numerosi casi di persone che dopo la somministrazione del siero hanno riscontrato effetti collaterali, che nei peggiori casi hanno condotto alla morte.

Per valutare se il green pass obbligatorio è costituzionale o meno, bisogna considerare due articoli della Costituzione: l’art. 16 della Costituzione che sancisce la libertà di movimento su tutto il territorio nazionale e l’art. 32 che quale stabilisce che nessuno può essere sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio se non per disposizione di legge, precisando oltretutto che in ogni caso la legge non può violare il rispetto della persona e della dignità umana. Pur non entrando nel merito del provvedimento, in base a questi due articoli, si possono già porre dubbi sulla fondatezza dell’urgenza di un provvedimento simile, soprattutto alla luce degli ultimi numeri ufficiali dei casi Covid, che sono in linea con quelli dei mesi precedenti. Un altro profilo presenta importanti dubbi sulla sua costituzionalità: la limitazione delle libertà fondamentali di coloro che se non dovessero vaccinarsi, faticherebbero non poco a condurre una vita normale. Tale fatto, si scontra fortemente con l’art. 3 della Costituzione che impedisce qualsiasi discriminazione basata sulle condizioni personali dei cittadini. Infatti, seppur vero che il Green Pass non rappresenta apertamente un obbligo vaccinale, esso indubbiamente renderebbe la vita molto difficile ai non-vaccinati, che, a differenza dei vaccinati, dalle voci che circolano, non potrebbero svagarsi, andare al ristorante o in discoteca liberamente, diventando così cittadini di serie B.

In passato, seppur con metodi completamente differenti, venivano perpetrate soprusi e ingiustizie nei confronti di coloro appartenenti a etnie e culture differenti in quanto giudicati inferiori e non meritevoli di avere gli stessi diritti di tutti gli altri; oggi, allo stesso modo, si pensa di escludere, discriminare e rendere difficile la vita a tutti coloro che non rispecchiano lo status di vaccinati.

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