OnlyFans e sex work: cronaca di una farsa

Piccola premessa: OnlyFans è una piattaforma britannica che permette di condividere contenuti facendo pagare agli utenti un abbonamento e negli ultimi anni è diventata famosa perché la stragrande maggioranza dei sex worker che operano online la utilizzano per gestire il loro business. Su OnlyFans, infatti, (perlomeno prima della storia che stiamo per raccontarvi) era possibile condividere contenuti erotici o pornografici senza alcuna censura, o quasi. La relativamente alta percentuale di guadagni diretta ai content creator (l’80%) e la facilità di utilizzo del sito hanno fatto sì che su OnlyFans sbarcassero sia personalità del mondo del porno, sia ragazzi e ragazze interessati al sex work.

Basta porno

Giovedì 19 agosto 2021 Bloomberg, con un articolo a firma Lucas Shaw, ha anticipato il fatto che dal 1 ottobre OnlyFans avrebbe messo al bando i contenuti sessualmente espliciti. Una notizia confermata da uno screenshot di un comunicato della piattaforma: 

«Dal 1 ottobre 2021, OnlyFans proibirà la pubblicazione di qualunque contenuto contenente condotte sessualmente esplicite. Per assicurare la sostenibilità a lungo termine della piattaforma e per continuare a ospitare una comunità inclusiva di creatori e di fan, dobbiamo aggiornare le nostre linee guida. I creatori potranno continuare a condividere contenuti di nudità se in linea con la nostra policy. Questi cambiamenti servono a venire incontro alle richieste dei nostri partner bancari e dei fornitori di pagamenti».

La comunità dei sex worker e di chi lavora con loro è andata nel panico. In molti, nonostante la notizia fosse stata data da Bloomberg e non dalla Gazzetta di Stocazzo, non si sono fidati e hanno deciso di scrivere al supporto della piattaforma che ha risposto in modo vago, senza confermare (ma dando l’aria di negare) la veridicità della notizia. Dopo un paio di giorni, sabato 21 agosto, tutti i content creator hanno ricevuto una mail da OnlyFans: 

«Questa mail è per avvisarti dei cambi della nostra policy che diventerà effettiva dal 1 ottobre 2021. La nuova policy proibirà la pubblicazione di qualunque contenuto contenente condotte sessualmente esplicite».

 

Oltre al danno la beffa

La notizia è stata data con un preavviso che in tanti hanno ritenuto troppo esiguo: in circa 40 giorni ogni content creator doveva cercare una piattaforma alternativa, crearsi un account su cui far trovare ai clienti dei materiali già pubblicati e poi far «traslocare» i fan da un sito all’altro. A questo si aggiunge il fatto che OnlyFans era una certezza perché non richiedeva a nuovi clienti di crearsi un account su una piattaforma utile per seguire solo un paio di persone: quasi tutto il mondo dei creator era lì e quindi bastava un solo profilo per seguire chiunque si desiderasse.

Pochi giorni dopo aver mandato la mail, OnlyFans ha pubblicato un tweet che è parso fin troppo beffardo: 

«Cari sex worker,
la comunità di OnlyFans senza di voi non sarebbe ciò che è oggi.
Il cambio di policy era necessario per assicurare i servizi bancari e di pagamento per supportarvi.
Stiamo lavorando per trovare una soluzione».

 

Il cambio di rotta

Ieri, poi, è arrivata l’ennesima sorpresa, neanche una settimana dopo l’inizio di questo circo. OnlyFans ha scritto il tweet che segue: 

«Grazie a tutti voi per aver fatto sentire le vostre voci.
Abbiamo le garanzie necessarie per supportare tutta la nostra diversificata community e abbiamo sospeso il cambio di policy programmato per il 1 ottobre.
OnlyFans si schiera dalla parte dell’inclusione e continueremo a fornire una casa per tutti i creators».

Questo cambio radicale dopo neanche una settimana ha reso perplessi molti creator: Les Épaves parla di «pezza momentanea» dovuta all’«esodo degli utenti» verso altre piattaforme, mentre Bianca Santi è più diretta, «A noi non ce ne frega più un cazzo».

È stato proprio il non-sense della posizione della piattaforma a portare tanti creatori di contenuti ad abbandonare OnlyFans anche se, a quanto pare, non sarebbe più necessario. I sex worker in particolare si sono sentiti traditi da una piattaforma che, soprattutto grazie ai loro contenuti, nel 2020 ha intascato 2 miliardi di dollari. E poi si parla di sospensione del cambio della policy, questo significa che più avanti il problema potrebbe riproporsi. A questo proposito si è espressa Solo.Fiamma, creatrice di contenuti erotici: «Dopo aver ritrattato probabilmente solo perché si era accorta di aver perso un sacco di utenti, OnlyFans non può più essere considerata una piattaforma inclusiva e sicura».

Reazioni idiote a un problema reale

Nell’ultima settimana se da una parte i content creator hanno passato le loro giornate a cercare un’alternativa a OnlyFans, dall’altra una nutrita schiera di imbecilli ha goduto di questa situazione. Su Instagram e Twitter sono stati tanti i commenti che, in soldoni, gioivano del fatto che finalmente i sex worker dovessero trovarsi «un lavoro vero». Questi commenti sono sintomo sia di profonda ignoranza che di assenza di empatia nei confronti di una categoria che sta rischiando di vedere (soprattutto a livelli di community medio-piccole) un pesante ridimensionamento delle entrate nei prossimi mesi.

Perché è evidente che il sex work non finirà neanche se OnlyFans mettesse in pratica il cambio di policy, però è altrettanto ovvio che spostare utenti da una piattaforma all’altra porta a perdere qualcuno per strada. E vedere gente che gode di questo è davvero avvilente. Abbiamo chiesto ad Ansia471, sex worker attiva su OnlyFans, un parere su questo:

«È divertente che le persone che festeggiano per una possibile censura del porno non si aspettino di essere i prossimi a non andare bene alle stesse correnti religiose e bigotte che spingono le banche contro il sex work».

Il riferimento alle banche e ai fornitori di servizi di pagamento è dovuto alla mail di OnlyFans in cui si riconduceva a questo il cambio di policy.

Per adesso è tutto per quanto riguarda questa farsa che è andata in scena nell’ultima settimana. Speriamo che non ci siano ulteriori aggiornamenti, perché significherebbe davvero cadere ancor di più nel ridicolo.

Tito Borsa

Giornalista professionista e fotografo. Ho pubblicato vari libri tra storia, inchiesta giornalistica e fotografia

Rispondi

Shares