La lezione del gatto: come conciliare l’indipendenza con gli affetti

Rousseau: «Vi piacciono i gatti?».
Boswell: «No».
Rousseau: «Ne ero sicuro. È un segno del carattere. In questo avete l’istinto umano del dispotismo. Agli uomini non piacciono i gatti perché il gatto è libero e non si adatterà mai a essere schiavo. Non fa nulla su vostro ordine, come fanno altri animali».
Boswell: «Nemmeno una gallina, obbedisce agli ordini».
Rousseau: «Vi obbedirebbe, se sapeste farvi capire da essa. Un gatto vi capisce benissimo, ma non vi obbedisce».
[Jean Jacques Rousseau]

Predatore di professione, esperto nelle arti difensive, seducente, orgoglioso e ammirevolmente diligente nella cura del pelo, il gatto è un animale affascinante, capace di incarnare profondi e simbolici significati presso molteplici e distanti culture.
Tra le tenebre è una creatura notturna dallo sguardo abbagliante, durante il dì sorveglia il focolare domestico, ragion per cui è considerato un essere lunare, per metà selvatico e per metà casalingo, legato alla femminilità, alla seduzione, alla fertilità, all’intuito, all’astuzia, all’abilità di guidare e di andare oltre, all’Oltretomba, al mistero.

È una gatta Bastet, la dea egizia delle nascite, delle donne e della maturità, così come bianchissimi gatti sono i migliori amici della dea norrena Freia, protettrice delle partorienti e delle virtù profetiche.

Per gli Antichi Greci, invece, il gatto è figlio di Artemide, la dea cacciatrice amante dei luoghi selvatici, che creò questo felino aggraziato in una giocosa schermaglia con il fratello Apollo, padre del leone, il felino troneggiante.

Per gli islamici il gatto, salvatore di Maometto dall’attacco di un serpente velenoso, è dotato di un’anima e, in quanto tale, al pari degli uomini, alla fine, sarà accolto dal Signore.

Nella cultura giudaico-cristiana, al contrario, prevale il suo carattere arcano e inafferabile, manifestazione di una mente sediziosa, fiera e indomabile, in poche parole pericolosissima:
nella Bibbia ebraica il gatto, che è amico degli Egizi, è descritto come animale quadrupede e impuro, dedito a procurare danni e ferite. Di notte assume le sembianze di un nerissimo felino la temuta Lilith, demone femminile e ribelle a Dio, nonchè prima moglie, poi ripudiata, di Adamo, cosicchè il Medioevo cristiano ci ha, in seguito, tramandato l’immagine del felino diabolico e nero, protagonista dei Sabba, i raduni di streghe.

E l’età moderna, sulla spinta del processo di laicizzazione e di autodeterminazione delle masse, tramuta il gatto da animale divino ad animale terreno, massima figura di indipendenza e intraprendenza, non subordinato, ma dominatore, non trainato, ma guidatore.

Il ritratto del felino libero e calcolatore, difensore degli uomini e delle case, d’altronde, sembrerebbe esser confermato dai recenti studi sulle origini del gatto domestico.
Tutto, infatti, secondo i ricercatori dell’Università di Leuven e il Royal Belgian Institute of Natural Sciences,  ebbe inizio 10mila anni fa, tra il Nord Africa e il Vicino Oriente.
L’uomo del Neolitico, impegnato nella costruzione dei primi insediamenti stabili, e il gatto, attratto dai roditori, richiamati, a loro volta, dalle attività umane, strinsero tra pari un contratto do ut facias: gli umani avrebbero donato ai gatti cibo e alloggio, mentre i gatti avrebbero sterminato i roditori, proteggendo numerose vite umane dalle malattie e dalla morte.

È, però, destinato a crollare miseramente lo storico pregiudizio che vede nei gatti creature dall’animo insensibile, freddo, distaccato, manipolatore, opportunista, enormemente malvagio.
Come mostrato da uno studio dell’Università Statale dell’Oregon, il 65% dei gatti analizzati, sulla base dei comportamenti realizzati in presenza dei custodi, sembra aver sviluppato uno stabile e affettuoso rapporto con gli uomini che gli offrono cura e assistenza, una relazione duratura, che conferisce al gatto comodità e sicurezza.

Insomma, il gatto emancipato e astuto di Rousseau, in grado di autodeterminare ogni istante della propria felina esistenza, è identico al gatto neolitico della Mezzaluna fertile, ma si badi a non confondere lo spirito libero del nostro felino con la superbia, l’indifferenza e il disprezzo.
Il gatto, piuttosto, è un animale intelligente e autentico, che ha saputo rinvenire nell’uomo non solo risorse materiali, ma, soprattutto, affetto e amore, ossia la sua casa, la sua famiglia.

Carmen Calì

Classe 2000, figlia del XXI secolo e delle sue contraddizioni. Ho conseguito la maturità presso il Liceo Classico Eschilo di Gela e frequento la facoltà di Giurisprudenza presso l'Università di Trento

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