Se n’è andato l’artista Kampah: ciao Flavio

Ho letto la notizia stamattina, appena mi sono svegliato: è morto Flavio Campagna, in arte «Kampah», regista, pittore, designer, illustratore, fotografo e stencil artist di fama internazionale. Un artista incredibile che nel 2016 ero riuscito a portare a scrivere su questo blog. In realtà la proposta era stata sua, dopo che ci eravamo conosciuti virtualmente quando gli chiesi di poter pubblicare, a corredo dei nostri articoli, alcuni suoi meravigliosi fotomontaggi satirici.

Non starò qui a raccontarvi chi era Flavio Campagna, che oltre ad aver vinto un Emmy, aveva lavorato con Elio Fiorucci, Toyota, Apple, Nike, Adobe, Toto e Ridley Scott, tanto per fare qualche esempio. Un artista totale che riusciva a esprimersi con forza attraverso qualunque medium gli venisse voglia di sperimentare. Non ve lo racconterò perché non sono la persona giusta per farlo.

Il mio rapporto con Kampah è stato quasi esclusivamente virtuale: abbiamo comunicato per un anno e mezzo tramite mail e Facebook, con lui che mi mandava i suoi articoli mentre si trovava di qua e di là in giro per il mondo. A questo link potete trovare i suoi scritti. Lui mi mandava tutto via mail, io «passavo» gli articoli e poi li pubblicavo. Flavio raccontava i suoi viaggi, i suoi lavori e i suoi incontri, con gli U2, con Ridley Scott o con Andrea Pazienza. Gli avevo dato carta bianca. D’altronde la libertà di esprimersi è fondamentale per qualunque artista.

Ora pensare che Flavio non ci sia più dà a tutti noi suoi ammiratori un senso di vuoto. Con questo articolo vorrei mandare, a nome di tutta La Voce che Stecca, le condoglianze ai suoi familiari e a tutte le persone a lui vicine.

Concludo con una citazione di un suo articolo di cinque anni fa, era il 18 agosto 2016:

«Ci continuano a dire che un giorno tutti dovremo morire ma non è detto che sia così. Non possiamo continuare a vivere con questo pensiero nella testa perché toglie un senso a tutto quello che facciamo, anche se fingiamo di non pensarci. Nel momento in cui saremo morti non ci saremo più, non sentiremo più niente, quindi non ci renderemo mai conto di non esserci. Lo sapranno solo gli altri, quelli che resteranno e che ci conoscevano da vivi.(…) Pensare di vivere per sempre per sempre per sempre per sempre senza mai una fine, è come un sibilo lancinante che riverbera nel vuoto assoluto».

Ciao Flavio.

Tito Borsa

Giornalista professionista e fotografo. Ho pubblicato vari libri tra storia, inchiesta giornalistica e fotografia

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