Vaccini a mRNA: non solo contro il Covid, ma per sconfiggere il cancro

In un periodo storico nel quale il dibattito sulla scienza e in particolare sui vaccini si sta accendendo in modo consistente, la ricerca contro il cancro e le malattie terminali non si ferma.

Anzi, è proprio grazie alla pandemia che il nuovo vaccino a mRNA è stato rispolverato e applicato sotto una nuova veste che potrebbe ad oggi contribuire alla risoluzione della lotta contro il cancro.
Proprio presso il Centro oncologico dell’Università dell’Arizona nel 2019, un gruppo di scienziati ha avviato una sperimentazione basata sui vaccini a mRNA come Pfizer e Moderna per la cura del tumore.
La cura in questione è senza dubbio sperimentale è unisce la tecnica al mRNA con l’azione di un farmaco immunoterapico mirato al trattamento dei tumori.

Ma possibile che i vaccini a mRNA, di recente applicazione, siano così efficaci?
Ebbene, la verità è che la tecnica sopracitata è stata sviluppata già molto prima nella lotta di tumori, malattie autoimmuni e altre tipologie di virus.
Infatti, come ha dichiarato anche Daniel Anderson, leader nel campo della nanoterapeutica e dei biomateriali del MIT e membro dell’Istituto Koch per la Ricerca Integrativa sul Cancro: «Non si tratta di una nuova scoperta: il Covid ci ha solo mostrato che i vaccini a mRNA possono essere una tecnologia efficace e sicura per milioni di persone».

L’applicazione sta ancora attraversando la prima fase, ma, come affermato anche dal medico e assistente di oncologia medica gastrointestinale presso l’MD Anderson Cancer Center dell’Università del Texas Van Morris «uno degli aspetti formidabili di questa tecnologia è che può essere utilizzata indipendentemente dal tipo di tumore». Infatti, come dichiarato da Morris «sia che si tratti di carcinoma mammario o polmonare, è sufficiente identificarne le mutazioni e una delle caratteristiche più interessanti è l’adattabilità della tecnologia in base al tipo di cancro e alla sua biologia di base».

Ad oggi alcuni pazienti che hanno preso parte allo studio sono guariti completamente dal tumore e questo segna un punto di partenza al momento solido verso la lotta contro il cancro.

Tuttavia, come ben noto, la pericolosità di tutti i tumori è caratterizzata dalla loro capacità di diffondersi nel corpo, portando alla generazione di nuove cellule maligne. Purtroppo, ad oggi, questo aspetto che caratterizza il cancro costituisce la vera sfida e non sono ancora state trovate risposte definitive.

Una possibile soluzione è stata trovata da alcuni ricercatori della Johns Hopkins University che, in seguito ad una collaborazione con Spagna e Canada, hanno pubblicato una ricerca che attesta l’esistenza di una proteina in grado di modificare il flusso sanguigno.
Questa proteina è chiamata TRPM7 e potrebbe invertire il flusso del sangue e dunque bloccare la diffusione delle cellule cancerogene.
I ricercatori hanno dichiarato: «Abbiamo scoperto che la proteina TRPM7 è in grado di sentire la pressione dei fluidi nel circolo sanguigno e di bloccare le cellule impedendo loro di entrare nei vasi ed essere quindi sottoposte a questo stress». Secondo il coordinatore della ricerca pubblicata sulla rivista Science Advances quello scoperto «è un processo simile a quello che si verifica quando tocchiamo una pentola calda: avvertiamo il calore e togliamo la mano».

Cionondimeno, il percorso nella lotta contro il cancro è ancora lungo e tortuoso e probabilmente richiederà ancora molti anni, ma senza alcun dubbio la pandemia potrebbe aver contribuito ad accelerare questo processo.

Luisa Bizzotto

Laureata all'Università di Padova Ingegneria Chimica e dei Materiali, frequento il corso internazionale Susteinable Technologies and Biotechnologies for Energy and Materials presso l'Almamater Studiorum Università di Bologna. Scrivo per La Voce che Stecca dal 16 luglio 2015 e su queste pagine mi occupo di cultura, musica e sport, ma soprattutto di scienza, la mia passione.

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