Salone Internazionale del Libro di Torino 2021: un resoconto dall’interno

Da giovedì 14 ottobre a lunedì 18 si è svolto, eccezionalmente in autunno per via delle problematiche riguardanti gli assembramenti che ancora sussistevano a maggio, il Salone Internazionale del Libro di Torino, giunto alla XXXIII edizione.

Per i pochi che non ne hanno mai sentito parlare, si tratta del più importante e frequentato festival editoriale italiano, i cui corrispettivi in termini di estensione e affluenza si contano sulle dita di una mano anche nel panorama europeo. Nei due padiglioni (Lingotto Fiere numero 2 e l’attiguo Oval, originariamente concepito per le Olimpiadi Invernali del 2006) sono infatti stati allestiti ben 715 stand, i quali hanno ospitato in qualità di espositori tutti i maggiori nomi dell’editoria italiana, ma anche realtà di media o piccola estensione, delegazioni istituzionali, club, associazioni e gruppi di autori indipendenti, per dare vita a quella che è stata prima di tutto una grandissima festa.

«Vita Supernova», questo il titolo dell’edizione appena conclusasi, ha sottolineato una volta di più la fame degli italiani per momenti di socialità in presenza, nonché un rinnovato amore per la lettura che per molti è stato riscoperto durante il periodo dell’isolamento. Rispetto alle edizioni precedenti, infatti, gli editori registrano vendite medie superiori del 30%, ma ciò che colpisce in positivo è il numero dei visitatori: a fronte degli 80/90mila attesi, gli ingressi, spalmati sui cinque giorni della manifestazione, sono stati ben 150mila, e hanno anche quelli dell’ultima edizione, avvenuta prima della pandemia.

Sebbene le scolaresche abbiano registrato un lieve calo rispetto al passato, un dato importante da sottolineare è stata la preponderanza degli under 40 tra i visitatori, nonché l’inedita visibilità social e un forte rilancio da parte delle community letterarie, che ha confermato la contemporaneità e l’adattabilità dell’evento alla cultura digitale. Alla visibilità della manifestazione, inaugurata da un video messaggio del Premio Nobel Giorgio Parisi, ha giovato la presenza di numerosi ospiti legati alle numerose frange del mondo della cultura e dell’intrattenimento, non per forza scrittori professionisti. Così, nel corso delle giornate si sono avvicendati personaggi come Alberto Angela e Alessandro Barbero, ma anche Max Pezzali, Vinicio Capossela, Luciana Littizzetto, Alessandro Cattelan e Cathy Latorre.

Chi scrive è stato, nel suo piccolo, a sua volta espositore indipendente presso lo stand F29, per tutto il corso della manifestazione. L’impressione più lampante è stata proprio quell’atmosfera di festa rimarcata anche negli articoli ufficiali, nonché la voglia dei presenti di rituffarsi nella condivisione delle proprie passioni. Per ovvi motivi, tuttavia, un piccolo autore indipendente non può contare sulla visibilità e sulla credibilità pregressa di realtà editoriali consolidate e attive da tempo, seppur piccole, per le quali manifestazioni come il Salone sono sia un punto di partenza per acquisire nuovo pubblico che uno di arrivo per realizzare vendite prenotate in precedenza. Tuttavia, partecipare a un evento del genere è importantissimo per prendere contatto, e contatti, con tutta la community legata al mondo editoriale, che si tratti di blogger, agenti, appassionati e organizzatori di eventi, organizzare collaborazioni future e farsi un’idea di come scrivono e di come si pongono i professionisti di lungo corso. In ultima analisi, seppur fossero disponibili in numero limitato, anche le copie del romanzo «Franco Spirito», a firma dell’autore di questo articolo, sono andate esaurite.

Dunque, nel complesso, è stata un’esperienza assai positiva, che sicuramente verrà ripetuta nell’edizione 2022, la quale tornerà a svolgersi nel mese di maggio.

Marco Ferreri

Classe 1993, volevo fare il giornalista ma non ho la lingua abbastanza svelta. Mi arrabatto tra servire pietanze, aprire e consumare bottiglie di vino, crisi esistenziali, argomenti complessi, riflessioni filosofiche di cui non frega niente a nessuno e giochi di ruolo. Amo il paradosso, dunque non posso essere più felice di stare al mondo.

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