La falsa ironia di chi calpesta i diritti altrui

Di affermazioni fatte con leggerezza per aumentare gli ascolti e strappare una risata al pubblico ne è piena la televisione, così come la maggior parte dei canali comunicativi che si occupano di intrattenimento, e già su questo si potrebbe aprire un’interessante riflessione. Se è vero che il diritto a svagarsi di fronte ad un frivolo programma televisivo è sacrosanto, è altrettanto vero che ricercare la frivolezza è cosa ben diversa dal doversi sorbire la falsa ironia di chi, pensando di fare il simpatico, calpesta i diritti altrui. Qualche giorno fa durante una puntata del ben noto Grande Fratello Vip Alfonso Signorini in diretta tv ha esordito: «Siamo contrari all’aborto, in ogni sua forma». Ecco l’esempio di uno che a lezione di intrattenimento, e ancor prima di rispetto, dovrebbe andarci più spesso.

Aldilà di Signorini, la cui affermazione in fin dei conti sarebbe potuta uscire dalla bocca d’altri e nulla sarebbe cambiato, che certe oscenità trovino ancora spazio in uno tra i format televisivi più seguiti dal Paese è imbarazzante. Dopo l’uscita del presentatore Mediaset ha subito provveduto a prenderne le distanze ricordando come il reality sia sempre stato «attento a tutte le evoluzioni della società e al rispetto dei diritti civili». Considerando che la legge 194 sul diritto all’aborto è data 1978, c’è da domandarsi se a Mediaset abbiano portato in avanti gli orologi o siano piuttosto rimasti fermi nel tempo.

La questione è piuttosto semplice: su certi temi non si può avere un’opinione e il diritto all’aborto è uno di questi. Si può avere una preferenza individuale, si può dire che personalmente una scelta non la si prenderebbe, ma in nessun modo si può privare altri della possibilità di scelta in merito alla stessa questione. Dirsi contrari all’aborto, per di più se si è un uomo e si è di fronte a migliaia di spettatori, non si fa e basta. Non si fa perché ammetterlo equivale a mettere in discussione un diritto su cui in televisione, così come con gli amici al bar, non si può dibattere e perché dirsi contrari alla legalizzazione dell’aborto significa stare dalla parte di chi sugli aborti clandestini e sui corpi delle donne ci ha lucrato e ancora ci lucra.

Affermazioni come quella di Signorini sono un insulto al principio di autodeterminazione e che per azioni di questo genere non siano previste sanzioni di alcun tipo è forse ancora più grave. Bisogna mettersi in testa che la libertà di pensiero e di parola non passano attraverso discorsi d’odio e ghettizzazione. Non è nemmeno una questione di politicamente corretto, come va tanto di moda dire adesso. Si tratta di umano rispetto e se non se ne ha piuttosto che dire la propria, su un argomento che peraltro non ci riguarda, è meglio stare zitti.

Beatrice Caniglia

Studentessa universitaria di Sociologia e aspirante giornalista. Mi cimento in articoli di attualità e cultura con un occhio di riguardo per le questioni sociali.

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